Esteri

Facebook vince in Cina: marchio ‘face book’ non si doveva registrare

Facebook è ancora un tabù in Cina. I cittadini di tale nazione non possono usarlo ma nelle ultime ore i giudici cinesi hanno emesso un verdetto in favore del colosso di Menlo Park fondato da Mark Zuckerberg

 

 

Il Finacial Times ha reso noto che un tribunale cinese ha stabilito che un’azienda che produce verdure in scatola e patatine, la Zhongshan Pearl River Drinks Factory, non avrebbe dovuto registrare il marchio ‘face book’ due anni fa. Mark Zuckerberg inizia ad ottenere risultati positivi, dunque, in Cina. Del resto, lui ha cercato in tutti i modi, negli ultimi tempi, di ingraziarsi le autorità cinesi (pare che abbia anche invitato nella sua lussuosa magione, a San Francisco, il boss della censura cinese). Facebook, lo ricordiamo, è attualmente vietato dalle autorità cinesi ma molti utenti lo utilizzano mediante i ‘virtual private network’, che però sono vietati dalla legge. Il numero uno della azienda alimentare cinese, davanti ai giudici, ha detto riguardo al marchio:

“Se era illecito registrarlo perché ci hanno permesso di farlo? E se Facebook vanta un marchio così influente al mondo perché i consumatori cinesi non possono accedere al suo sito?”.

Il titolare dell’azienda cinese ha, in un certo senso, ragione. Se Facebook gode di un’elevata reputazione in Cina, allora perché i cinesi non possono utilizzarlo? E’ o non è un paradosso. L’unico a sorridere in questa storia è il buon Mark Zuckerberg, visto che il suo marchio è stato tutelato dai magistrati cinesi. Non è andata bene, invece, alla Apple che, sempre in Cina, aveva querelato la Xintong Tiandi Technology, società che produce accessori, per aver usato il marchio “IPHONE”: i giudici hanno autorizzato la società cinese ad utilizzare il marchio. Il colosso di Cupertino ha già annunciato che presenterà ricorso, visto che la Cina, dopo gli Usa, è il suo maggiore mercato. Vittoria di Facebook in Cina, che è una nazione ad alta censura, come ad esempio Corea del Nord, Iran e Turchia. In Cina non si può accedere a Facebook così come a Twitter. E’ un tabù anche YouTube. Insomma è impossibile, in tale nazione, visitare determinati siti web. Come fare, allora, se ci si trova per lavoro o vacanza in Cina? Semplice, basta collegarsi al server di una VPN in Italia e risulteremo connessi come se fossimo in Italia; in questo modo si bypasseremo agevolmente la censura cinese. Negli ultimi tempi, dobbiamo precisarlo, il temibile firewall cinese (The Great Firewall) ha iniziato a bloccare anche qualche VPN.

Chi si reca in Cina nota subito che vige ancora un forte proibizionismo. Si vede già dall’utilizzo dei maggior social network, che è vietato. In tale nazione si può usare solo Instagram, ma non Facebook, Twitter e YouTube. Le autorità cinesi temono che i social possano diventare strumenti per contrastare il potere. La repressione delle libertà, in Cina, non si ferma qui. Non è questa, comunque, la sede per elencare tutti i divieti inconcepibili vigenti in Cina. Ne ricordiamo uno: è vietato vedere “Alice nel paese delle meraviglie” perché istiga ad opporsi alle autorità. Beh, lasciamo a voi i commenti.

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