21 Anni Senza Mia Martini, Bastavi Almeno Tu Nell’Universo

By | 12 maggio 2016

21 anni fa, nel 1995, si spense la voce più emozionante di sempre, quella di Mia Martini; si spense in solitudine, abbandonata da chi fingeva di adorarla e, poi, la ricacciava dagli studi televisivi. La sua unica colpa? Quella di eccellere. Il cuore di Mia Martini ha smesso di battere improvvisamente, a causa dei soprusi di quella gente che, già allora, l’artista riteneva “strana”. Prima l’amarono e poi l’odiarono, Mia Martini, come nelle righe di una delle sue canzoni più toccanti. Iniziarono vilmente a dirle che “portava sfiga” e, quell’etichetta codarda e meschina, le restò incollata, impedendole, ingiustamente, di salire sul podio del Festival di Sanremo, con canzoni che sarebbero diventate, a posteriori, pilastri della musica italiana. Il premio della critica di Sanremo, oggi, celebra la voce più emozionante con una targa a suo nome. Ma tutto quello che Mimì (come amava chiamarla l’adorata sorella e le persone che più le erano vicine) ha patito in vita resta un supplizio per un’anima fragile, vessata in gioventù dai soprusi di un padre padrone ed incapace di scendere a patti con un mondo fasullo; lei che era cotanto vera, vera come la musica.

Nella società della parola di troppo, desidero prendere come esempio la grande Mia Martini, in quanto vittima di quello che oggi chiameremmo bullismo, del pettegolezzo becero che nasce dall’ignoranza, tanto di moda, in era contemporanea, sui Social Network. Quello che tanto fugacemente esce dalla nostra bocca o dalla nostra penna può toccare un’anima sensibile, fino a farla morire di dolore. Ha sofferto Mia, ingiustamente, la cattiveria di chi preferisce screditare piuttosto che accettare le capacità di qualcun altro. Nel giorno che più ci rattrista, in cui tutti sentiamo la mancanza del suo cuore, tanto presente in ogni verso, ricordiamoci di pensare, prima di offendere la sensibilità di qualcun altro, di agire con rispetto, d’imparare a non guardare la pagliuzza nell’occhio altrui, bensì la trave nel proprio occhio, accedendo con umiltà alle fragilità umane. Per Mia Martini, gli uomini non cambiano, e forse la sua idea non era erronea. Non sono cambiati coloro che bisbigliavano nelle orecchie altrui parole di odio. Sono solo diventati abili leoni da tastiera ed il ticchettio veloce sui tasti, la colonna sonora della loro piccolezza d’animo. Ha patito Mia Martini, ma avuto il coraggio di lasciarci in eredità tutta la sua sofferenza, riscritta, interpretata, “vomitata”, in canzoni irrimediabilmente degne del podio di qualunque edizione del Festival, ma, soprattutto, degne del podio più importante, quello dell’umanità. Grazie Mimì. 

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