Cronaca

Giuseppe Giangrande scrive “Il prezzo della fedeltà”: libro di un servitore dello Stato

Giuseppe Giangrande, maresciallo dei carabinieri che, nel 2013, rimase ferito gravemente durante una sparatoria davanti a Palazzo Chigi, ha pubblicato un libro, intitolato “Il prezzo della fedeltà”, un libro scritto da un uomo onesto, amante della sua professione, corretto e solidale. Giangrande non si arrende mai e grazie alla sua ostinazione, ora, riesce a parlare degli attimi bui della sua esistenza, quelli successivi al quel drammatico 28 aprile 2013, quando Luigi Preiti, un calabrese, arrivò nei pressi di Palazzo Chigi e fece fuoco. Giangrande, come tutti gli appartenenti alle forze dell’ordine, rischia la vita ogni giorno per difendere i cittadini, la collettività, e per questo va onorato. “Il prezzo della fedeltà” è un libro scritto da un uomo di grandi valori, da un egregio servitore dello Stato che, non a caso, ha ricevuto recentemente dal Capo dello Stato Mattarella l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana. Giangrande ha rischiato grosso, ha sfiorato la morte, ma grazie all’aiuto dei medici e al conforto dei suoi cari (la figlia Martina ha rinunciato al lavoro per assisterlo) ce l’ha fatta: ora è fuori pericolo. Il libro è stato presentato alla presenza di numerose cariche pubbliche, tra cui il ministro della Difesa Pinotti, che ha lodato non poco Giangrande. L’introduzione del volume è stata scritta da Tullio Del Sette, Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri; la presentazione, invece, è stata firmata dal colonnello Roberto Riccardi.

Giuseppe Giangrande ha più volte rimarcato che non riuscirà mai a perdonare Luigi Preiti, muratore disoccupato di Rosarno che gli sparò un colpo di pistola al collo. Il maresciallo dei carabinieri è un uomo religioso ma chiude alla clemenza nei confronti di quell’uomo che lo avrebbe potuto uccidere, gli avrebbe potuto togliere in un attimo l’affetto dei suoi cari. Preiti non voleva colpire proprio Giangrande: era fuori di sé, furioso col mondo, con la politica e con una società che gli ha mai offerto nulla. Il muratore sparò 4 colpi contro alcuni carabinieri che si trovavano a Piazza Colonna nel giorno del giuramento del governo Letta. Momenti di agitazione davanti a Palazzo Chigi. Giangrande venne subito trasportato in ospedale e da lì iniziò il suo calvario. Il carabiniere di Prato ha passato moltissimi giorni in ospedale, tra alti e bassi. I medici, alla fine, sono riusciti a salvarlo. Per fortuna il proiettile che si conficcò nel collo non causò danni a livello neurologico e del linguaggio. Giuseppe parla, e anche molto: buon segno. Fino ad oggi Giangrande ha partecipato a numerose sedute di fisioterapia. Ogni mattina lo accompagna la figlia Martina nel centro di riabilitazione. Preiti ha stravolto la vita di una famiglia, oltre che quella del carabiniere, visto che Martina ha dovuto rinunciare al suo lavoro (in un negozio per bimbi) per assistere il padre. La moglie di Giuseppe è morta qualche mese prima della sparatoria a Palazzo Chigi. L’unica a prendersi cura dell’uomo, negli ultimi anni, è stata Martina, oltre ovviamente ai volontari e ai medici. Luigi Preiti, lo ricordiamo, è stato condannato, sia in primo grado che in Appello, a 16 anni di reclusione. Una pena ritenuta “giusta” da Martina Giangrande.

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