Alfano corrotto? Fratello assunto alle Poste, confessione di Pizza

By | 5 luglio 2016

Il fratello di Angelino Alfano sarebbe stato assunto in una società riconducibile al Gruppo Poste Italiane in cambio di favori. Vi sarebbero delle intercettazioni che lo confermano, in particolare il dialogo tra Raffaele Pizza e Davide Tedesco.

Le intercettazioni si collegano all’inchiesta Labirinto, in cui spunta anche il ministro Alfano. Quest’ultimo ha detto al riguardo:

“Siamo di fronte al ri-uso politico degli scarti di un’inchiesta giudiziaria. Ciò che i magistrati hanno studiato, ritenendolo non idoneo a coinvolgermi in alcun modo, viene usato per fini esclusivamente politici. Le intercettazioni non riguardano me, bensì terze e quarte persone che parlano di me. Persone, peraltro, che non vedo e non sento da anni. L’inchiesta racconta comportamenti e metodi che, se confermati, sono anni luce distanti dalla mia visione delle cose, del mondo e del mio essere cittadino della Repubblica…”.

Secondo i giudici romani, Raffaele Pizza è il personaggio chiave di una vicenda torbida, fatta di favori in cambio di denaro, di corruzione e reati vari. Pizza è stato intercettato molte volte dai finanzieri e sono state intercettate anche diverse telefonate, tra cui quella in cui parla del fratello di Alfano, assunto alle Poste. Il ministro dell’Interno è un corrotto? Se lo domandano in molti da tanto tempo, soprattutto da quando il fratello Alessandro è diventato dirigente di Postecom, azienda di servizi Internet riconducibile al gruppo Poste Italiane. Non solo. Il fratellino di Alfano è stato assunto senza nessun concorso o selezione. E volete sapere quanto guadagna? 200.000 euro l’anno circa. Beh…

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Bisognerà fare assolutamente chiarezza sulla nomina di Alessandro Alfano a dirigente di Postecom (perché non c’è stato concorso o selezione?) ed è necessario che il ministro spieghi la vicenda in modo chiaro, preciso e documentato. A parlare senza prove si fa presto. Un posto alle Poste ha sempre fatto gola a molti; probabilmente faceva gola anche al fratellino di Alfano. Ormai il posto fisso è un mito, è tramontato ma a quanto pare in certe nicchie della politica c’è ancora la cara, vecchia, abitudine di riservare e difendere a denti stretti posti fissi per i propri cari o amici dei propri cari. Zalone ha fatto bene a girare “Quo vado?”, perché per i comuni mortali il posto fisso è morto e sepolto ma, se hai un amico o parente politico, magicamente ti si schiuderanno le porte di un ufficio, magari ministeriale, con una scrivania tutta per te, con aria condizionata e tutti i comfort.

Noi non mettiamo in discussione minimamente le qualità di Alessandro Alfano, fratello del vicepremier e ministro dell’Interno, per carità, ma pretendiamo trasparenza e certezza che non vi sia nepotismo, soprattutto quando in discussione c’è un incarico da 200.000 euro l’anno. Angelino Alfano pretende di aver ragione: lo dimostri ai magistrati, allora.

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