Allarme bomba alla stazione metro Torre Angela di Roma

By | 3 aprile 2018

allarme-bomba-stazione-torre-angelaLa stazione Torre Angela della linea C della metropolitana capitolina è rimasta chiusa per svariate ore per un allarme bomba. Erano le 13.40 quando è stato notato un trolley abbandonato nei pressi della stazione. Sul posto sono intervenuti subito i carabinieri di Frascati e gli artificieri, che hanno evacuato la zona, svolgendo rapidamente le attività del caso. Nessuno, dalle 13.40 alle 16.10, ha potuto mettere piede in tale stazione di Roma.

Falso allarme bomba

Paura a Roma per un allarme bomba alla stazione Torre Angela della metro. Un allarme rivelatosi poi falso. I convogli della linea C della metropolitana romana non si sono fermati alla suddetta stazione per permettere agli investigatori di svolgere le operazioni correttamente. Atac, per evitare disagi, aveva attivato i servizi bus navetta suggerendo di sfruttare anche le linee 058 e 106 dirette verso la stazione Grotte Celoni e via Emilio Longoni.

Gli artificieri, dopo l’ispezione approfondita del trolley, hanno detto che l’allarme era falso. La valigia conteneva solo vestiti. Niente bomba, per fortuna. L’allerta terrorismo è alta anche a Roma. Negli ultimi tempi ha destato scalpore il caso del tunisino Atef Mathlouthi, considerato pericoloso dagli investigatori. L’uomo però ha detto di non sapere nulla, rimarcando la sua estraneità al Daesh: ‘Non sono in fuga, non sono scappato’.

Il presunto terrorista tunisino

‘Ora denuncio tutti, io lavoro in un bar per mandare i soldi a mia moglie e ai bambini; dal 2012 non sono più uscito dalla Tunisia, sono a Mahdia. Ieri sono andato a lavorare e ho trovato il bar circondato dalla polizia, mi hanno detto che sono ricercato a Roma. Magari mi portassero a Roma’, ha affermato Atef giorni fa, confessando che qualcuno gli ha parlato di una missiva anonima inviata all’ambasciata. Atef ha anche detto che i figli e la moglie hanno avuto molta paura quando hanno visto gli agenti.

Eppure qualcuno aveva spedito all’ambasciata italiana in Tunisia una lettera in cui si diceva che un certo Atef Mathlouthi, membro dell’Isis, rappresentava un pericolo per l’incolumità degli italiana. La vicenda non è chiusa. Indagano ancora gli uomini della Questura di Roma.

‘Il cittadino tunisino al momento non è ritenuto un pericolo concreto e attuale. La vicenda è in fase di ulteriore approfondimento, ma non ha determinato alcuna allerta in considerazione del fatto che, l’innalzamento standard della misure di sicurezza per Pasqua era stato già pianificato’, recita una nota diffusa nei giorni scorsi dalla Questura di Roma.

Le parole di Beatrice a ‘Chi l’ha visto’

Sul caso è intervenuta anche Beatrice, la moglie del presunto terrorista, che, in collegamento telefonico con il programma tv ‘Chi l’ha visto’, ha detto: ‘Io sono italiana e vivo in Sicilia; mio marito è in Tunisia, vive e lavora lì per mantenere i nostri figli e perché ha il permesso di soggiorno scaduto, da anni non riesce a rientrare in Italia. Così separati viviamo malissimo, abbiamo 4 bambini, vogliamo che lui rientri. Uno dei nostri figli, dopo le notizie di ieri, non mangia, si è spaventato molto e non è voluto andare a scuola’.

Beatrice ha aggiunto che la Polizia si è presentata a casa sua: ‘Mi è stato detto che mio marito era ricercato a Roma; io due settimane fa sono andata a trovarlo come si vede nelle foto: l’accusa che gli viene mossa è assurda, mio marito non è a Roma’.

La lettera spedita all’ambasciata italiana in Tunisia, per l’avvocato Cacioppo (difensore della famiglia tunisina), sarebbe ‘frutto di un contenzioso economico con il compagno della signora che ha mandato la lettera. Ma a nostro avviso non ci sono elementi per sostenere elementi del genere, è una accusa infondata. Atef ha sempre seguito le vie legali per ottenere i visti, non si è mai sottratto ai controlli di Polizia, non ha nessun aggancio a Roma né interessi di alcun genere. Proveremo a dimostrare la sua innocenza: si tratta di una accusa ingiusta e diffamante’.

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