Assegno divorzile: addio tenore di vita, ecco chi potrà richiederlo

By | 11 maggio 2017

La Corte di Cassazione è intervenuta sul delicato e sempre attuale tema del divorzio, nello specifico sull’assegno divorzile che, d’ora in avanti, non spetterà più a chi non ha lo stesso tenore di vita che aveva in costanza di matrimonio ma solo a chi, pur essendosi dato da fare per trovare un lavoro, non sia riuscito ad ottenere un’indipendenza economica. E’ in un certo senso rivoluzionaria la sentenza 11504 della Cassazione, che avvicina maggiormente l’Italia alle altre nazioni europee, dove il divorzio non costituisce assolutamente un serio pregiudizio per uno degli ex coniugi.

Assegno divorzile solo a chi non è economicamente autonomo

Il tenore di vita avuto durante il matrimonio non rappresenta più, dunque, il metro di erogazione dell’assegno di mantenimento. Gli ermellini hanno asserito che l’assegno divorzile va erogato solo nel caso in cui uno dei coniugi non sia autonomo dal punto di vista economico e, quindi, abbia bisogno di un aiuto da parte della persona con cui ha convissuto per molto tempo. ‘Sposarsi è un atto di libertà ed autoresponsabilità, e se le cose vanno male si ritorna ad essere persone singole, senza rendite di posizione’, hanno dichiarato i giudici della Suprema Corte. Un assegno di mantenimento basato sul tenore di vita, secondo gli ermellini, rappresenta anche un serio impedimento alla formazione di una nuova famiglia (per ovvie ragioni economiche): ciò costituisce una palese inosservanza del diritto a rifarsi una vita riconosciuto dalla Carta su cui poggia l’Ue e la Corte europea di Strasburgo.

Il caso dell’ex ministro divorziato

Il caso che ha portato al pronunciamento della Cassazione è quello che vede protagonisti un ex ministro e un’imprenditrice. I due, convolati a nozze nel 1994, decisero di separarsi. Il divorzio arrivò nel 2014 e l’ex ministro fu costretto a versare all’ex moglie la bellezza di due milioni di euro. La moglie, non contenta, chiese anche un vitalizio alla Corte d’Appello di Milano. Questa rigettò la sua richiesta. L’imprenditrice non si demoralizzò ed impugnò la decisione in Cassazione. Nelle ultime ore è arrivata la decisione degli ermellini. I giudici d’Appello avevano negato il vitalizio alla donna perché aveva prodotto una scarsa documentazione relativa ai suoi redditi; inoltre, il reddito dell’ex marito, nel frattempo, aveva subito un drastico calo.

Per la Suprema Corte le nozze non vanno intese come una sorta di ‘sistemazione definitiva’ dal punto di vista patrimoniale ed economico. Gli ex coniugi devono, perciò, essere liberi di ricominciare una nuova vita senza alcun fardello economico legato alla precedente relazione. D’ora in avanti, chi chiederà l’assegno divorzile si dovrà trovare in una determinata condizione: il mantenimento verrà negato se l’ex coniuge è autonomo economicamente o, comunque, può esserlo.

L’avvocato matrimonialista Gian Ettore Gassani ha definito la recente sentenza della Cassazione sull’assegno divorzile un vero ‘terremoto giurisprudenziale’; certamente atteso perché negli altri Paesi è da tempo in vigore una disciplina del genere. Saluta con favore la decisione della Cassazione sull’assegno divorzile anche l’Associazione Italiana degli Avvocati per la Famiglia e per i Minori, secondo cui si tratta di una vera ‘rivoluzione copernicana’. L’Associazione, però, auspica che non via una strumentalizzazione della nuova disciplina e, quindi, non vengano danneggiati quelli che hanno speso gran parte della loro vita alla cura dell’ex coniuge e dei figli.

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