Cronaca

Bambino autistico picchiato dall’insegnante di sostegno

Abusi su bimbo autistico: shock a PolistenaUn’altra storia che mai avremmo voluto riportare. Un’altra storia di abusi su piccoli indifesi, su persone deboli e fragili che si fidano ciecamente degli adulti, dei genitori e degli educatori. Sì, proprio gli educatori, coloro che passano molte ore, ogni giorno, con i piccoli. Giulio, 7 anni, è un bimbo autistico. I minori che soffrono di autismo necessitano di un insegnante di sostegno, una persona fondamentale per la loro crescita e il loro sviluppo. Quello di Giulio, però, è un orco. Il minore sarebbe stato più volte preso a schiaffi e pugni presso l’istituto comprensivo ‘Brogna’ di Polistena (Reggio Calabria). I genitori si sono insospettiti davanti a certi atteggiamenti.

Mani alle orecchie senza motivo

Giulio metteva sempre più spesso le mani alle orecchie, senza motivo. ‘Perché?’, si sono domandati più di una volta il padre e la madre dei bambino autistico. In realtà, un motivo c’era. Giulio era terrorizzato. L’orco era l’insegnante di sostegno.

A fare l’agghiacciante scoperta è stato il padre di Giulio. L’uomo ha subito sporto denuncia. Le forze dell’ordine, dopo una serie di accertamenti, hanno appurato che l’insegnante di sostegno dava schiaffi e pugni al ragazzino.

Insegnante di sostegno ripreso dalle telecamere

Il gip di Palmi ha sospeso l’insegnante orco dal servizio per un anno. Gli investigatori hanno affermato che ‘attraverso continue, perduranti e reiterate vessazioni di ordine psicologico e fisico, consistite in ripetute imprecazioni, rimproveri, minacce e vere e proprie violenze fisiche e psichiche ripetutamente poste in essere, maltrattava il bambino, con l’unica intenzione criminosa di ledere l’integrità psicologica, morale e fisica dell’alunno, al punto tale da indurlo ad un persistente stato di soggezione, paura e disagio psico-fisico e tale da cagionargli sofferenze ed umiliazioni, rendendogli particolarmente dolorosa e quasi del tutto impossibile la frequentazione della scuola’.

A comprovare la condotta aberrante dell’insegnante di sostegno calabrese ci sono i filmati ripresi dalle telecamere di videosorveglianza collocate nei locali scolastici.

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