Cronaca

Base jumper morto dopo lancio dal Becco dell’Aquila

base-jumper-becco-aquila-morteSi è lanciato dal Becco dell’Aquila, sommità del Monte Brento, ma il suo paracadute non si è aperto. Il decesso è stato inevitabile. Una Pasqua tragica per un base jumper tedesco, che è andato a schiantarsi contro le rocce, nei pressi di Dro (Trento). A segnalare l’incidente sono stati vari alpinisti intenti a scalare il costone delle Placche Zebrate. I carabinieri della Compagnia di Riva del Garda e gli operatori del soccorso alpino sono arrivati immediatamente. La zona, in queste ore, ha attirato tanti base jumper, non solo italiani. Purtroppo quello delle ultime ore è solo l’ultimo decesso di un lungo elenco.

Destino beffardo

Il base jumping continua a mietere vittime. Oggi, 1 aprile 2018, ha perso la vita un 50enne di cui non si conosce la nazionalità. L’uomo, profittando della bella giornata, ha voluto lanciarsi dal Becco dell’Aquila, cima che richiama tanti amanti del brivido. Il destino però è stato beffardo. Il paracadute, per cause da accertare, non si è aperto. Lo schianto è avvenuto alle 12.30. Il personale sanitario, arrivato nella zona impervia con un elicottero, non ha potuto fare altro che constatare il decesso del base jumper.

I lanci dal Brento e le morti

Secondo gli psicologi provare a se stessi di non aver paura di morire aiuta a vivere. I base jumper, appunto, si lanciano nel vuoto da luoghi fissi anche per dimostrare di non aver timore della morte. Purtroppo la morte, con la sua falce, ha preso molti base jumper negli ultimi anni. Oggi, ad esempio, si è portato via il 50enne che si è lanciato dal Becco dell’Aquila. Ci si lancia nel vuoto anche perché, secondo i neurologi, l’adrenalina è un po’ come le droghe, ovvero allontana ogni dolore. Le ragioni per cui i base jumper si lanciano nel vuoto sono molteplici: molti vogliono sentirsi liberi e, per pochi secondi, vogliono dimenticare ogni problema di questa ‘valle di lacrime’ che è la vita.

C’è chi li definisce inconsapevoli e chi i moderni Icaro. I base jumper sono certamente intrepidi, non temono le cime e vogliono superare ogni limite, lanciandosi da tetti, palazzi, antenne, rocce, ponti ed altri punti fissi. Il base jumping attira sempre più persone e le vittime aumentano. Lo sport estremo ha ucciso oltre 300 persone in 35 anni: più di 150 persone si sono schiantate negli ultimi 9 anni.

Disciplina pericolosa e senza regole

‘Senza social il 90% di noi farebbe altro. Ma la società più esibizionista della storia non può puntare il dito contro l’egocentrismo di chi, quantomeno, conserva il coraggio di lasciarsi precipitare davvero’, aveva affermato, un paio d’anni fa, Maurizio Di Palma, uno dei base jumper più abili al mondo, venuto alla ribalta per essersi lanciato anche dal Duomo di Milano.

‘Al mondo ci sono 3mila base jumper, in Italia meno di 60. Eppure su YouTube e su Facebook il video di un volo raccoglie milioni di like. Pochi lo fanno, molti criticano, una massa incontenibile si limita a guardarci in Rete’, aveva spiegato il fotografo Cristian Benedini. Ciò che sorprende è che il base jumping, nonostante la sua pericolosità, sia privo di regole. E’ strano che ancora nessuno abbia fissato dei paletti, delle norme per evitare tragedie come quella delle ultime ore al Becco dell’Aquila.

Secondo Maurizio Di Palma ‘9 morti su 10 sono vittime della forma più estrema di volo con la tuta alare. La comunità del web esige emozioni sempre più forti: è tempo di riportare il limite sotto controllo’. Niente regole e assenza di codici di autocontrollo. E la disciplina dei moderni Icaro continua a uccidere.

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