Bimbo lanciato dalla finestra frutto di un adulterio

By | 22 giugno 2017

Neonato lanciato dalla finestra non era figlio della VenturaProseguono le indagini sul caso di un neonato lanciato dalla finestra dalla mamma, attualmente in carcere, a Settimo Torinese. Il piccolo era molto dopo un volo di svariati metri. La mamma, Valentina Ventura, sarebbe rimasta incinta di un uomo che non era il marito. Quel piccolo scaraventato per strada dalla finestra, dunque, era frutto di un adulterio. La notizia sconvolgente è stata comunicata ieri al marito della Ventura, Salvatore Scalas, dal procuratore capo di Ivrea, Giuseppe Ferrando. Sul corpicino del piccolo è stato eseguito l’esame del Dna, da cui è emerso che il padre non è Scalas. La reazione di Salvatore è stata brusca. Sembra che l’uomo abbia iniziato a sospettare che la moglie fosse incinta solo alla fine della gravidanza.

L’esito del test del Dna

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Valentina Ventura è in prigione per l’accusa di omicidio. E’ stata lei, infatti, ad aver lanciato un neonato mai riconosciuto dalla finestra della sua abitazione, a Settimo Torinese. Quel bimbo, come risulta dalle recenti indagini, non era figlio del marito ma frutto di una relazione extraconiugale. Duro colpo per Salvatore Scalas, che nelle ultime ore è stato sentito come persona informata dei fatti. Ventura confessò di aver lanciato il piccolo dalla finestra proprio il giorno della scoperta del cadavere, da parte dei carabinieri di Chivasso. Durante un interrogatorio ‘fiume’, Valentina dichiarò di aver commesso l’insano gesto per il timore fosse affetto della stessa patologia neurodegenerativa di cui soffrono la figlia e il marito. Una rivelazione che non ha mai convinto molto, e non regge ancora, specialmente alla luce dell’esito del test del Dna, consegnato ieri dal medico legale Roberto Testi. Un esame che apre una nuova pista nelle indagini relative all’infanticidio di Settimo Torinese.

Le lacrime del marito di Valentina

Secondo le ultime informazioni, non appena il marito ha appreso dagli inquirenti che quel bimbo non era figlio suo è scoppiato a piangere. Una notizia dura, difficile da accettare, che fa cadere la fiducia verso il partner. Chissà cosa farà Salvatore quando incontrerà Valentina? Difficilmente, comunque, i due si incontreranno presto: lei è tenuta sotto stretto controllo presso il carcere Vallette di Torino. L’accusa, per lei, è pesante: omicidio aggravato. La Ventura non ebbe remore nel lanciare il neonato dalla finestra, trattandolo come un oggetto. Il corpicino del piccolo venne ritrovato per strada. I medici non riuscirono a salvarlo. Quelle ferite, provocate dalla caduta dalla finestra, erano troppo profonde. Durante l’interrogatorio, la madre del neonato aveva riferito di aver partorito in bagno, non ricordando quello che era accaduto successivamente. Il marito di Valentina ha risposto, nelle ultime ore, alle domande degli inquirenti. Secondo il procuratore capo Giuseppe Ferrando, la sua testimonianza è ‘fedele e credibile’.

Valentina Ventura ha gettato il figlio dalla finestra, poco dopo averlo partorito, perché temeva che avesse una grave patologia o perché sapeva che non era figlio del marito? O per qualche altro motivo? Lo dovranno verificare le forze dell’ordine. Quello avvenuto a maggio a Settimo Torinese resta, comunque, un caso misterioso, pieno di zone grigie. Dopo aver appreso che il neonato era stato lanciato dalla finestra dalla 34enne, i carabinieri si erano subito recati in via Turati, nell’abitazione della donna, per svolgere le prime indagini. Effettivamente, vennero trovati elementi da cui si poteva presumere che la donna avesse partorito da poco. In bagno, ad esempio, c’era un tappetino pieno di sangue e in casa numerose tracce ematiche. Possibile che il marito di Valentina non si era mai accorto di nulla? Possibile che non sapeva neanche che fosse incinta? Strano, molto strano.

Poco dopo il primo interrogatorio della Ventura, il procuratore Ferrando disse: ‘La donna ha detto di essere andata in bagno, e che il bambino è nato ma non ricorda cos’è successo dopo. Anche se ha pulito il sangue. Al marito che aveva visto il sangue ha detto di aver avuto mestruazioni abbondanti. Dopo ha portato la figlia più grande a scuola ed è tornata a casa’. Gli investigatori, finora, non hanno accusato nessun altro oltre alla 34enne; neanche il marito che, al momento del parto, era in casa. Durante l’interrogatorio, Scalas ha detto di aver sentito qualche rumore strano, simile a un miagolio, senza immaginare minimamente cosa stesse accadendo in bagno. Valentina, la prima volta che è stata sentita dagli investigatori, non ha mai pianto, limitandosi a chiedere il sesso del neonato. Un’impassibilità che ha lasciato di stucco le forze dell’ordine e il procuratore capo Ferrando. Quest’ultimo, poco dopo il ritrovamento del neonato aveva parlato di una ‘situazione incredibile, che ci ha lasciati sgomenti’. Valentina e Scalas conducevano una vita normale, come tante altre famiglie di Settimo Torinese. Perché, allora, quel gesto inumano e malvagio? Perché la 34enne, che tra l’altro ha detto di essere ignara della gravidanza, ha commesso un crimine così atroce?

Neonato scoperto da un giovane operaio

Il colonnello dei carabinieri Emanuele De Santis aveva affermato, dopo la scoperta del corpicino del neonato, a Settimo Torinese, che i militari sono rimasti non poco desolati alla vista di quel piccolo esanime. Sì perché i carabinieri sono mariti, mogli, padri e madri. Una difficile e dolorosa situazione quella che si sono trovati a fronteggiare i carabinieri torinesi. Probabilmente, vittima di questa storia, oltre al neonato, è anche la madre. Valentina Ventura stava probabilmente vivendo un disagio di cui, però, ancora non ha parlato. E’ impossibile commettere un gesto del genere se si è savi e lucidi.

Giovanni (questo il nome dato dal personale sanitario dell’ospedale Regina Margherita di Torino al neonato trovato per strada, a Settimo Torinese) pesava più di 3 kg ed era lungo 54 cm. Era un bimbo che aveva davanti a sé una vita lunga, invece la madre lo ha soppresso subito per motivi da accertare. Il primo a scoprire il corpo del neonato, in via Turati, era stato Stefano Cravero, un 21enne che rincasava dal lavoro: ‘Ho visto qualcosa in mezzo alla strada e mi sono fermato. Era agonizzante ma respirava ancora’. Una scena terribile quella a cui ha assistito il giovane operaio di Settimo, una scena a cui nessuno vorrebbe mai assistere. Cravero ha cercato di prestare soccorso al minore insieme a due operatori ecologici, Attilio Bondino e Saverio Casorelli, in attesa dell’arrivo degli operatori del 118. Bondino non dimenticherà mai quei momenti: ‘Urlavamo chiedendo aiuto, è stato sconvolgente. Speravamo tutti di potergli salvare la vita’. Nessuno, purtroppo, è riuscito a salvare un piccolo angelo volato in cielo troppo presto.

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