Boss mafioso ordina di uccidere la figlia: è fidanzata con un carabiniere

By | 30 ottobre 2017

Boss mafioso Scaduto voleva uccidere la figliaPur di ristabilire l’onore mafioso, un boss mafioso sarebbe disposto anche ad uccidere i suoi cari. Sta destando scalpore la storia di Pino Scaduto, un padrino di Bagheria per volontà di Bernardo Provenzano e Totò Riina. Il mafioso è tornato in carcere, dopo 6 mesi di libertà, perché voleva rafforzare Cosa Nostra e stava progettando diversi omicidi, tra cui quelli del fidanzato della figlia e della figlia stessa. A Pino non andava giù il fatto che la figlia fosse fidanzata con un maresciallo dei carabinieri. A confermare l’agghiacciante proposito del boss Scaduto vi sarebbero diverse intercettazioni. L’uomo avrebbe detto più volte al figlio e ad altri mafiosi di non sopportare la storia d’amore tra la figlia e quel carabiniere. Pino ipotizzava che fosse stata proprio la figlia la causa del suo ritorno in prigione, mentre cercava di far risorgere Cosa Nostra. Ecco perché aveva chiesto al figlio di ucciderla. Il ragazzo, però, si sarebbe rifiutato di sparare alla sorella. Il progetto criminoso del boss è naufragato grazie all’alacre lavoro dei carabinieri diretti dal colonnello Antonio Di Stasio, che tra l’altro hanno arrestato 16 persone.

La figlia come un ostacolo

I carabinieri sono risaliti a Pino Scaduto grazie ad alcuni delinquenti che obbligavano diversi negozianti siciliani a pagare il pizzo. Nessuno dei commercianti, stranamente, si era ribellato. Sembra che Scaduto ritenesse la figlia un ostacolo alla ricostituzione di Cosa Nostra. Pino non ammetteva poi quella relazione col carabiniere. Per lui era un vero oltraggio alle regole mafiose, che doveva essere punito severamente, ovvero con la morte.

‘Tua sorella si è fatta sbirra’, avrebbe detto Scaduto al figlio. Questo, però, non se la sentiva di uccidere la sorella. Non ce la faceva. Pino comunque voleva togliersi di mezzo la ragazza perché, secondo lui, era un impedimento alla ‘rinascita’ della Cupola.

Il figlio di Scaduto aveva detto al padre riguardo all’omicidio della sorella: ‘Io non lo faccio, il padre sei tu e lo fai tu… io non faccio niente… mi devo consumare io? Consumati tu, io ho 30 anni, non mi consumo’. 

Le rigide regole mafiose: si uccidono anche i cari

I boss mafiosi non hanno remore nell’uccidere o progettare omicidi di propri cari. Pino Scaduto non è un caso isolato. Nel 1982, ad esempio, un mafioso molto vicino a Totò Riina, Giuseppe Lucchese, fece massacrare la sorella, il marito e l’amante per una presunta relazione a tre. Il pentito Gaspare Mutolo, poi, disse che Giuseppe fece uccidere le donne perché le reputava ‘troppo libere’.

Sembra che ai vertici del clan mafiosi siano tornati, negli ultimi tempi, boss anziani, quindi soggetti tradizionalisti, ancorati a consuetudini ataviche e triviali.

Molti boss malavitosi devono spesso fare i conti con la mentalità diversa dei propri parenti, figli in primis. Non è detto che tutti accettino quelle regole. Aveva destato scalpore, nei mesi scorsi, la morte della 25enne Maria Rita Lo Giudice, figlia di un boss della ‘ndrangheta. La ragazza, onesta e solare, non riusciva più a tollerare un cognome che in Calabria è correlato alle estorsioni, all’usura, al racket e agli omicidi. Persone vicine a Maria Rita avevano detto che la 25enne ‘covava un malessere per la sua situazione familiare’. Senza dire nulla a nessuno, la ragazza si è lanciata dal secondo piano della sua casa. Non ha lasciato nessun biglietto.

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