Cani randagi uccisi in Marocco: ecatombe inammissibile

By | 12 aprile 2018

cani-strage-marocco-petizioneCani e uomini convivono perfettamente nella zona di Taghazout, un paese a Sud del Marocco, eppure tale punto è balzato agli onori delle cronache per lo sterminio di tanti animali. Uccisioni di cui hanno parlato anche autorevoli tabloid come LaZampa e Il Secolo XIX. Gli enti locali, lo scorso weekend, hanno ordinato di uccidere almeno 30 cani randagi. Lo scempio sarebbe motivato dalla necessità di migliorare la visibilità del Marocco per una possibile candidatura ai Mondiali del 2026.

La petizione online

E’ rischio ecatombe di cani in Marocco. Bisogna evitare la strage di esseri viventi innocenti. E’ già stata lanciata petizione online, diretta sia al premier marocchino che al Ministro degli Interni, per evitare la morte di tanti randagi. Sembra che lo sterminio di animali sia programmato anche ad Agadir, località famosa e amata dai turisti.

Presto arriverà in Marocco una delegazione della Fifa per valutare l’idoneità del Paese ai Mondiali del 2026, quindi le autorità hanno deciso di costruire nuovi hotel e resort e annientare i cani che, secondo loro, danneggiano l’ambientazione.

Le associazioni animaliste si battono da anni contro l’uccisione di cani randagi in Marocco, pressando sulle operazioni di castrazione e sterilizzazione. L’associazione Le coeur sur la patte ritiene che la castrazione è utile per combattere il randagismo.

Cani randagi uccisi anche se castrati

Sui social network, chi ha assistito all’uccisione dei cani randagi in Marocco ha parlato di azioni che incidono negativamente sulla reputazione del Paese e rappresentano un vero sterminio. Tra il 7 e l’8 aprile scorso, molti soggetti armati di fucili hanno sparato contro numerosi cani randagi. Molti animali erano già stati castrati. Una strage immotivata che ha lasciato di stucco anche i turisti. Sì perché la carneficina è avvenuta alla luce del sole, nelle vie più affollate dei paesi marocchini. Cani che venivano uccisi davanti ai turisti. Tutto ciò dovrebbe aumentare la credibilità del Marocco agli occhi della comunità internazionale? Abbiamo i nostri dubbi.

Strage di cani non solo ad Agadir ma anche in zone conosciute e frequentate da tantissimi villeggianti, come Taghazout. Proprio in quest’ultimo centro, alcuni turisti e residenti hanno evitato la morte certa di molti randagi. Il paese si era svegliato con i latrati dei poveri cani diventati bersaglio di gente spregiudicata e cinica.

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Tutto ciò stupisce perché, negli ultimi anni, il Marocco si era sempre mostrato attento al tema del randagismo. In molte città, come la stessa Taghazout, è migliorata notevolmente la convivenza tra uomini e cani randagi grazie anche all’attività degli animalisti, degli educatori cinofili italiani, e degli studiosi dell’Università di Vienna.

L’orecchino post sterilizzazione

La petizione è già stata firmata da un migliaio di persone, tra cui molti italiani. Una petizione che sollecita il Marocco a non uccidere i cani randagi perché, oltre ad essere una soluzione inumana, è anche sbagliata e infruttuosa.

Sui progressi fatti negli ultimi anni, in merito alla convivenza tra uomo e animali, a Taghazout, Lorenzo Niccolini ha detto: ‘I cambiamenti si sono visti sia per quel che riguarda il rapporto tra cani e umani che per l’aspetto organizzativo dello stesso paese. Si è capito che la presenza di cani in pianta stabile limita il numero degli stessi. C’è un simbolo che spiega bene questa evoluzione: l’orecchino post sterilizzazione che portano i cani. Rappresenta la loro pulizia, dunque favorisce la vicinanza tra le specie. Si è eliminata la barriera di diffidenza legata alle malattie e così un animale, per chi vive qui, può anche stare a stretto contatto con le persone’.

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