Carabiniere condannato per stupro di una ventenne: rapporto non consenziente

By | 26 ottobre 2017

Carabiniere stuprò ventenne in un locale: condannatoI suoi legali cercavano di difenderlo in ogni modo, sostenendo la tesi del rapporto consenziente. No, la 20enne di Modena venne stuprata. Non aveva manifestato nessun consenso. I fatti risalgono al 2012. Una ragazza, all’epoca ventenne, aveva passato una serata in un locale di Modena insieme a diverse amiche. Poi la violenza. Quel militare, oggi 42enne, la prese con forza e la stuprò in un bagno del locale. La giovane afflitta e in lacrime ebbe il coraggio di confessare l’abuso alle amiche e ai genitori; poi si recò in Questura per denunciare il carabiniere stupratore. Sono passati 5 anni ed ora è arrivata la pronuncia della Corte d’Assise di Modena. Il militare è stato condannato a 6 anni e mezzo di carcere. Quell’uomo, invece di difendere una cittadina, l’ha umiliata e violentata. Una vera vergogna, un gesto che scredita anche l’Arma. A svolgere le indagini, negli ultimi anni, sono stati gli agenti della Squadra mobile, diretti dal pm Marco Niccolini. Non ha retto la tesi del rapporto consenziente sempre sostenuta dagli avvocati Paolo Babboni e Fabio Bazzani, difensori del carabiniere.

Carabinieri orchi

Carabinieri di giorno e stupratori di notte. Soggetti che indossano la divisa, che dovrebbero garantire ordine e sicurezza, diventano orchi e commettono azioni crudeli. Quella ragazza modenese venne violentata barbaramente e, da allora, non si è mai ripresa completamente. La mamma è preoccupata.

I giudici di Modena hanno condannato il militare dopo aver ascoltato tanti testimoni e letto vari sms e messaggi postati su Facebook. Diversi testimoni hanno riferito che il maresciallo si recava spesso in quel locale, assumendo un atteggiamento arrogante, incurante del fatto che vi fossero anche colleghi. Quel carabiniere era in costante ricerca di una ragazza con cui passare la serata.

La ragazza stuprata si è costituita anche parte civile e per questo le è stata riconosciuta una provvisionale di 20.000 euro. Si è schierata come parte civile anche l’Unione delle donne italiane, ottenendo una provvisionale di 10.000 euro.

Difficile tornare a una vita normale

In tutti questi anni, la giovane stuprata dal carabiniere ha beneficiato del sostegno dei tanti amici e dei genitori. Difficile riprendersi, però, dopo aver subito un abuso del genere. La vita non è più la stessa. Lo sanno bene tutte le vittime di stupro.

La mamma della ventenne ha affermato ai microfoni della Gazzetta di Modena: ‘Inizialmente volevo solo vendetta, speravo che quanto accaduto a mia figlia potesse capitare anche ai figli di quell’uomo, che oggi non voglio guardare e che non chiamerò neppure per nome. Purtroppo so che è una persona che ha approfittato della divisa che indossa in modo indegno, proprio lui che, come carabiniere, dovrebbe tutelare e difendere i più deboli… Alla rabbia è poi subentrata la razionalità, ho cercato di aiutare mia figlia, di parlarle ma sempre avendo un senso di inadeguatezza. Mi sono sentita colpevole di non essere stata in grado di difenderla’. 

Una madre si sente responsabile dell’abuso subito dalla figlia. Beh, quella mamma non dovrebbe assolutamente sentirsi in colpa; semmai, dovrebbero sentirsi in colpa i genitori del maresciallo dei carabinieri, che molto probabilmente non gli hanno trasmesso certi valori, tra cui quello più elementare di rispettare il prossimo.

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