Caso Cucchi, Cassazione Annulla Assoluzione 5 Medici: “Inerti”

By | 9 marzo 2016

Caso Cucchi: Cassazione Annulla Assoluzione MediciCaso Cucchi. La Cassazione deposita le motivazioni dell’annullamento dell’assoluzione dei 5 medici che avrebbero dovuto assistere Stefano Cucchi, geometra romano arrestato e picchiato dai carabinieri dopo essere stato trovato in possesso di alcune dosi di sostanze stupefacenti

 

I giudici della Suprema Corte hanno scritto:

“Il primo dovere dei medici dell’ospedale Pertini era di diagnosticare con precisione la patologia di Stefano Cucchi , dal momento che avevano una posizione di garanzia a tutela della salute del giovane.  E avrebbero dovuto agire così anche in una situazione complessa che non può giustificare l’inerzia o l’errore diagnostico”.

Il processo si riapre, dunque, per i seguenti medici, accusati di omicidio colposo: Stefania Corbi, Luigi De Marchis, Aldo Fierro, Flaminia Bruno e Silvia Di Carlo. Gli ermellini ritengono che quando Cucchi venne portato all’ospedale sarebbero dovuti ricorrere alla diagnosi differenziale, viste le numerose ferite ed ecchimosi sul corpo del geometra. La Suprema Corte, inoltre, esclude la responsabilità degli agenti di Polizia penitenziaria riguardo al pestaggio di Stefano. A picchiare il giovane, secondo i magistrati della Cassazione, sarebbero stati i carabinieri dopo l’arresto. Ecco perché è stata rigettata la richiesta del pm di annullare il proscioglimento di 3 agenti della Polizia penitenziaria. Gli ermellini hanno statuito:

“Stefano Cucchi sarebbe stato aggredito da appartenenti all’Arma dei Carabinieri prima di essere preso in carico dagli agenti di Polizia penitenziaria tratti a giudizio”.

La Suprema Corte, perciò, ha disposto un processo d’appello bis per i 5 medici del Pertini, rimarcando inoltre che a pestare Cucchi furono i carabinieri. Del resto, quel drogato valeva poco e poteva essere pestato. Questa era certamente l’opinione che i militari avevano di Stefano Cucchi. Un’opinione fallace, fondata sull’apparire, non sull’essere. Stefano era un bravo ragazzo; certo anche lui aveva qualche difetto, come tutti del resto (“Scagli la prima pietra chi è senza peccato”, diceva qualcuno), ma non meritava un trattamento del genere da parte delle forze dell’ordine e dei medici, da parte di coloro che devono difendere e tutelare il prossimo. Il possesso di 28 grammi di hashish e qualche grammo di cocaina è costato la vita a un geometra romano che, sicuramente, non immaginava quanto la società fosse così cinica e brutale.

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