Catania, domani il primo interrogatorio della madre del bambino sbranato dai cani di famiglia

By | 8 settembre 2016

Alcune vicende più di altre smuovono l’opinione pubblica, perchè distruggono quelle che si ritengono certezze collettive: questo è il caso della tragedia avvenuta a Mascalucia, in provincia di Catania, dove poco meno di un mese fa un bambino di un anno e mezzo, Giorgio, è stato sbranato dai cani di famiglia, due dogo argentini, tenuti liberi in giardino.

Un episodio che ha fatto discutere

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Subito si è avuta una netta divisione, tra chi sostiene che sia un episodio isolato e chi invece chiede misure di sicurezza adeguate, soprattutto se si tratta di cani di taglia grande o di razze notoriamente aggressive. I due dogo argentini che hanno ucciso il piccolo, sono un maschio ed una femmina, o meglio una mamma ed un figlio, Asia e Macchia: proprio quest ultimo avrebbe aggredito il bambino, che, stando alle dichiarazioni della mamma Stefania Crisafulli, era in braccio a lei.

A nulla sono serviti i tentativi di allontanare il cane, nonostante l’esperienza della donna, veterinaria ed amante degli animali: tramite l’avvocato Fabio Cantarella, ha ribadito più e più volte che i due dogo non avevano dato nessun segno di pericolosità, essendo da anni considerati parte della famiglia. La decisione di avere in casa cani notoriamente violenti, era stata presa dai genitori di Giorgio proprio per difendere l’abitazione ed il bambino: il paese di Mascalucia sarebbe infatti noto per le rapine, con i criminali attratti dalle numerose e modeste villette periferiche.

Le accuse

Stefania Crisafulli sarà interrogata domani, 9 settembre, dalla polizia giudiziaria: sul suo capo pende l’accusa di abbandono di minore, accusa aggravata dalla presenza di un animale libero e di nota violenza.

Si discuterà anche della sorte dei due cani, attualmente sotto sequestro in un canile della zona. Il giudice deciderà se abbatterli o se affidarli ad un centro rieducativo, soluzione questa che permetterebbe a Asia e Macchia di essere poi adottati da un’altra famiglia: l’Oipa, organizzazione senza fini di lucro per la protezione degli animali, ha già fatto richiesta per ospitarli presso le proprie strutture.

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