Catania, due 15enni arrestati per bullismo

By | 6 settembre 2016

Il nuovo anno scolastico non è ancora iniziato, ma già il bullismo torna agli onori della cronaca, con l’esecuzione da parte del gip  del tribunale di Catania di due misure cautelari nei confronti due due studenti catanesi, entrambi quindicenni, per episodi avvenuti durante la scorsa stagione scolastica.

Violenza nei confronti di alunni e professori

I due giovani, originari di Santa Maria di Licodia, sono stati ora destinati a due diversi istituti istituti per il recupero dei minori, uno nel messinese, l’altro nel ragusano. Sul loro capo pendono accuse gravissime, che non possono essere mitigate nemmeno dalla loro età: i ragazzi infatti avrebbero, lungo il corso di tutto l’anno scolastico, perpetrato episodi di bullismo nei confronti dei loro coetanei e, addirittura, dei loro professori.

Una ragazza, presa di mira dai due, è stata costretta a vivere per mesi nella paura, arrivando a modificare le proprie abitudini: cambiare il numero di cellulare, poichè la violenza, in questo caso verbale, continuava dopo scuola con chiamate e messaggi; evitare di andare in bagno, perchè i due “fuorilegge” sostavano per lungo tempo nei corridoi della scuola, aspettando l’occasione giusta.

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A nulla valevano i rimproveri e le minacce dei docenti che, pur conoscendo i soggetti, non avevano potere su di loro: si era giunti addirittura ad un punto tale da permettere ai due, stanchi dei richiami, di rinchiudere a chiave in aula un professore, reo di opporsi alle loro bravate.

I soggetti presi di mira erano i più “deboli”

Il tutto appare ancora più grave, se si pensa che i bersagli delle loro azioni erano spesso ragazzi considerati “diversi“: un ragazzo di colore veniva assiduamente picchiato e coperto di insulti di matrice xenofoba; un’altra coetanea, ovviamente minorenne, veniva bersagliata di allusioni a sfondo sessuale ed altre molestie, che continuavano anche fuori dalle mura di scuola, tanto da spingere i genitori della ragazza a cambiare abitazione e accompagnare la propria figlia in auto, a costo di grandi sacrifici.

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