Cocaina nel sangue delle bambine abbandonate in auto: minori verranno adottate

By | 30 novembre 2017

Scoperta shock nel Bresciano. Nel sangue delle bimbe abbandonate in auto qualche giorno fa, a Borgo San Giacomo, sono state trovate tracce di cocaina. Le piccole, di 3 anni e 8 mesi, si trovano attualmente in una comunità protetta. La Procura per i minorenni ha avviato l’iter di adottabilità di ambedue. E’ veramente scioccante quanto avvenuto nel Bresciano. Le due bimbe erano state lasciate in macchina dal padre, un romeno. Questo si era recato in una sala slot. Mentre l’uomo giocava, la moglie si prostituiva. Un ambiente familiare degenerato e insano, in cui le piccole non possono certamente vivere.

Bambine notate da un passante

Dopo essere state lasciate in auto, la scorsa settimane, le bambine avevano iniziato a piangere. A notarle era stato un passante. La bimba di 8 anni cercava di confortare la più piccola, triste e impaurita.

Un comportamento aberrante quello di un padre e una madre residenti in provincia di Brescia ma originari della Romania. L’uomo, pur di giocare alle slot, aveva messo a rischio l’incolumità delle figliolette, lasciandole sole in auto. La donna, invece, batteva i marciapiedi per vivere.

Perché quella cocaina nel sangue?

Perché quelle bimbe avevano tracce di cocaina nel sangue? Se lo chiede adesso Emma Avezzù, procuratore dei Minori di Brescia.

‘Bisogna capire come sia stato possibile. Non sono valori del sangue compatibili al fumo passivo di cocaina. Se casuale, con le bambine che hanno ingerito cocaina, o volontario da parte dei genitori, la situazione resta allarmante’, ha argomentato la Avezzù.

Quello avvenuto nel Bresciano è un episodio ‘molto’ grave per il procuratore dei Minori di Brescia. La presenza della cocaina nel sangue è più traumatizzante dell’abbandono in auto.

Madre non può stare con le bambine

Le piccole verranno adottate in futuro da una famiglia capace di dare loro tanto amore e una sana educazione, quella che non gli hanno saputo dare i genitori naturali.

La Procura dei Minori ha stabilito che la madre naturale non può soggiornare nella stessa comunità protetta in cui si trovano le bambine.

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