Concorsi universitari truccati, docenti arrestati: la denuncia di Laroma Jezzi

By | 26 settembre 2017

Università, corruzione e favori: docenti in manetteScandalo concorsi truccati nelle università italiane. Sono sette, finora, i docenti finiti in manette. Tutto è partito dalla denuncia di un ricercatore italo inglese, Philip Laroma-Jezzi, che svolge la sua attività presso il dipartimento di Scienze giuridiche dell’Università di Firenze. Grazie al 49enne italo-inglese è venuta alla ribalta una squallida storia, l’ennesima, di favori, denaro e nepotismo. La denuncia del ricercatore ha portato all’arresto di 7 docenti. Non solo: 22 prof sono stati sospesi per un anno dall’attività didattica e 59 sono indagati. La ragione per cui Philip Laroma-Jezzi ha sporto denuncia è stata una: gli avevano chiesto di non partecipare a un concorso per diventare docente, spiegandogli come andavano le cose negli atenei italiani. Lui però non ha mollato, non si è inchinato ai poteri forti ed ha sporto denuncia. Il 49enne italo-inglese non è certo uno ama vivere nell’illegalità e nella corruzione. A supportare quanto riferito dal ricercatore agli investigatori ci sarebbe una registrazione fatta col cellulare dallo stesso 49enne. Si sente bene uno dei docenti arrestati che dice: ‘Smetti di fare l’inglese e fai l’italiano perché se fai ricorso ti giochi la carriera’.

Le registrazioni fatte da Laroma-Jezzi

Ad invitare Philip Laroma-Jezzi a ritirarsi dal concorso sarebbe stato il professor Russo. L’indagine era stata avviata nel 2013 e il ricercatore 49enne ha sempre tenuto informati Procura e Guardia di finanza sulle losche attività che venivano svolte dai docenti in occasione dei concorsi. Laroma-Jezzi avrebbe più volte registrato le conversazioni con i docenti.

‘I commissari si sono già riuniti un paio di volte, o ognuno ha portato i suoi o dei suoi amici. Ognuno ha chiesto e tutti hanno dato agli altri; insomma c’è stato un do ut des’, aveva detto il professor Russo al ricercatore. Queste parole e il riferimento del prof a un ‘vile commercio dei posti’ sono contenute in un file audio in possesso ora della magistratura. Sono passati 4 anni dall’inizio dell’indagine ed ora si è arrivati a una svolta. La Procura ha accertato che in alcune università italiane si mercanteggiavano posti da professore. Vietato, per un ‘estraneo’ al ‘do ut des’ presentarsi ai concorsi. Ecco allora che sono arrivati gli arresti. Alla sbarra sono finiti, per ore, i seguenti docenti:

  • Giuseppe Maria Cipolla (Università di Cassino)
  • Alessandro Giovannini (Università di Siena)
  • Fabrizio Amatucci (Università Federico II di Napoli)
  • Adriano Di Pietro Università di Bologna)
  • Giuseppe Zizzo (Università Carlo Cattaneo di Castellanza)
  • Valerio Ficari (Università di Roma 2)
  • Guglielmo Fransoni (Università di Foggia)

Tra i 22 indagati c’è anche l’ex ministro Fantozzi. Diversi indagati si sono già detti estranei alla faccenda. Intanto la ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, ha affermato che vuole ‘andare fino in fondo’.

La logica del ‘do ut des’

Una storia allarmante quella su cui, da anni, indagano la Procura e la Guardia di finanza. Tanti concorsi universitari sarebbero stati truccati, a scapito di chi, preparato, sperava di vincere un posto. Gli inquirenti hanno scoperto che alla base del losco giro dell’assegnazione delle cattedre universitarie c’era la logica del ‘do ut des’. Il professor Fantozzi, parlando del losco sistema, avrebbe fatto riferimento alla ‘nuova Cupola’. Un sistema in cui, ovviamente, non c’era alcuno spazio per la meritocrazia. Un esempio su tutti: Fabio Graziano aveva 193 pubblicazioni al netto, voleva diventare prof, ma stranamente era stato scartato. Corruzione a tutto spiano negli atenei italiani. Tutto ciò rattrista non poco.

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