Crollo Ponte di Genova: un sopravvissuto racconta quei momenti di terrore

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Il crollo del Ponte Morandi a Genova lo scorso agosto ha segnato tragicamente la vita di molte persone, oltre che ad averne spazzate via in pochi secondi molte altre; una tragedia che ha messo in ginocchio la città ligure e ha provocato un dolore cosi grande che sarà difficile dimenticare.

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Quattro ore appeso alla cintura

Gianluca Ardini, 28 anni, è uno dei sopravvissuti a quel giorno che ha devastato Genova; Gianluca ricorda quei terribili momenti del crollo del Ponte Morandi, ricordi che non lo abbandoneranno più cosi come la fredda morsa della paura, del dolore fisico provati in quelle quattro ore che rimase appeso per la cintura, davvero in bilico tra la vita e la morte. Gianluca è rimasto appeso nel vuoto, penzolando all’interno del proprio furgone, per quattro ore, accanto al corpo del collega Luigi, che invece non ce l’ha fatta. Ore drammatiche di incertezza, di terrore durante le quali Gianluca ha pensato alla sua famiglia e al suo bambino in arrivo.

La testimonianza

Gianluca ha rilasciato dichiarazione e testimonianza della sua esperienza ai giornalisti; riportiamo qui di seguito:

“Ricordo che sulla destra stavano venendo giù pezzi del pilone e poi, come nei film, l’asfalto che si vena tutto e sprofondiamo giù “Ore lunghissime, perché sei lì, pieno di dolore, non vedi l’ora di farti tirare giù quindi ti passa veramente di tutto per la testa, ho pensato alla mia famiglia, al bambino che doveva nascere, a come ho fatto a salvarmi, a tante cose.. e come ho fatto a salvarmi, considerando le condizioni del furgone. Io invece sono qua, con fratture sì, ma poteva andare molto peggio, potevo rimanere paralizzato, penso al peggio. E’ andata veramente bene e questa, non so, sarà stata una mano dal cielo e grazie al mio angelo custode. E’ stato veramente eccezionale. Lui e tutta la troupe che c’era dietro, tutti i soccorsi in generale. A tutti i soccorritori vorrei fare un ringraziamento, ma lui è il mio angelo custode”.

I soccorsi

Gianluca è stato un miracolato o forse ha avuto quella forza indicibile che ogni essere umano riesce a tirare fuori quando c’è qualcosa che gli preme più di ogni altra al mondo; Gianluca voleva vedere suo figlio, che sarebbe nato poco dopo il disastro del Ponte Morandi; il giovane camionista è rimasto aggrappato alla vita ancora più saldamente di quei cavi che miracolosamente hanno trattenuto il suo furgone; ai soccorritori che lo hanno raggiunto dopo quella manciata eterna di ore ha detto: «non potevo morire, perché la mia compagna aspetta un figlio…».

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