Dirigenti Asp Catanzaro sperperavano fondi pubblici: arrestati

By | 18 luglio 2017

Fondi Asp Catanzaro: dirigenti arrestatiInvece di usare  fondi comunitari per avviare progetti mirati a migliorare la vita degli anziani, dirigenti e manager dell’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro li sperperavano. E’ questo, in soldoni, il motivo per cui recentemente sono finiti ai domiciliari due funzionari dell’Asp. Inoltre sono state emesse 7 misure interdittive. Ad eseguire le misure cautelari sono stati gli uomini del Nucleo di polizia tributaria di Catanzaro. I soggetti arrestati e sottoposti alle misure interdittive sono indagati per concorso in peculato aggravato e favoreggiamento personale. La Procura di Catanzaro, inoltre, ha disposto anche il sequestro di beni per oltre 300.000 euro. Secondo l’accusa, sarebbero stati sperperati fondi pubblici per oltre 166.000 euro. A finire ai domiciliari, nelle ultime ore, sono stati i manager Ieso Rocca, 49 anni, e Giuseppe Romano, 54 anni.  I 7 sottoposti all’interdizione di un anno dalle funzioni svolte all’interno dell’Asp sono: Francesco Francavilla, Silvia Lanatà, Maurizio Rocca, Giuseppe Pugliese, Giuseppe Fazio, Francesco Grillone e Dario Marino.

Il progetto ‘Stopandgo’

L’inchiesta della Procura di Catanzaro che ha portato agli arresti e alle misure interdittive delle ultime ore riguardo all’indebito utilizzo dei fondi comunitari riconducibili al progetto ‘Stopandgo’, ovvero un progetto mirato a delineare un modello europeo di bando di gara per la fornitura di beni e servizi socio-sanitari a favore degli anziani; in particolare per migliorare l’assistenza domiciliare, rendendola più tecnologica e valida. Niente, come spesso è accaduto in passato, a Catanzaro i fondi pubblici sono stati dilapidati, ovvero usati per scopi personali, non per il bene della collettività. Gli investigatori calabresi hanno scoperto che i manager hanno svolto un’attività veramente esigua in merito, sperperando tutto il denaro pubblico. Una vera indecenza che fa male, molto male all’Italia. Sembra che i due dirigenti arrestati si fossero versati compensi di 166.000 euro per attività mai svolte. E’ stato scoperto che Giuseppe Romano, coordinatore del progetto per l’Asp di Catanzaro, abbia distorto gli scopi del programma, chiedendo ed ottenendo per sé ed altre 10 persone somme cospicue ‘fuori busta paga’. Tutto denaro pubblico. Le elargizioni, comunque, erano state documentate. Romano avrebbe anche intascato indebitamente 13.000 euro a titolo di rimborso spese per trasferte all’estero e in Italia. I giustificativi sarebbero stati tutti fittizi. Romano si sarebbe recato anche in Spagna con tutta la sua famiglia, addebitando ogni spesa al progetto europeo. Spese pazze, insomma, alle spalle degli anziani e dell’Ue.

Lo scandalo Fincalabra

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ll caso dell’Asp di Catanzaro arriva poco dopo lo scandalo che vede protagonista la società Fincalabra. L’azienda in house della Regione, invece di promuovere le piccole e medie imprese calabresi, avrebbe investito fondi comunitari per oltre 46 milioni di euro in strumenti finanziari altamente rischiosi. Le losche attività della Fincalabra sono finite nel mirino dei finanzieri calabresi, diretti dal procuratore Nicola Gratteri. Cinque persone sono indagate per peculato, ovvero Pio Turano, Luca Mannarino, Martino Marcello, Mario Galassini e Francesco Candelieri. Secondo gli investigatori, gli indagati si sarebbero appropriati di cospicue somme destinate invece a finanziare interessanti progetti delle piccole e medie imprese calabresi. Ingenti somme di denaro sarebbero misteriosamente spariti dalle casse di Fincalabra. Come mai? Che fine hanno fatto gli oltre 46 milioni di euro? Beh, tutti quei soldi, che sarebbero serviti a rilanciare una delle regioni più povere d’Italia sarebbero stati sfruttati per lo svolgimento di operazioni finanziarie molto rischiose. Il denaro, dunque, sarebbe stato usato per uno scopo nettamente diverso da quello per cui era stato elargito. Troppe operazioni losche e ingiustificate negli ultimi tempi in Calabria. Operazioni, purtroppo, ai danni dei più deboli. Come al solito.

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