Discarica dei veleni: assolti imputati. Legambiente: “Vergogna”

By | 19 dicembre 2014

Abruzzo. Si torna a parlare di quella che è stata ribattezzata la “discarica dei veleni”, ubicata a Bussi sul Tirino (Pescara) perché tutti gli imputati, accusati a vario titolo di disastro ambientale, disastro colposo ed avvelenamento delle acque, sono stati assolti.

L’assoluzione è stata pronunciata proprio oggi dai giudici della Corte d’Assise di Chieti. Tirano un sospiro di sollievo, dunque, i 19 imputati: sono stati ritenuti non colpevoli per “sopraggiunta prescrizione”.

“E’ una vera vergogna” ha detto Legambiente, commentando la sentenza relativa alle discariche dei veleni della Montedison, individuate a Bussi 7 anni fa.

“Ancora una volta un disastro ambientale finisce con un nulla di fatto, ma la nostra associazione, tra le parti civili al processo, continuerà la sua battaglia su Bussi. Così come continueremo ad impegnarci affinché venga fatta giustizia su molti altri disastri ambientali consumati in Italia. E per evitare che nuove Bussi e nuove Eternit si compiano sul territorio e nelle aule dei tribunali pretendiamo dal Senato una rapida approvazione del disegno di legge sui delitti ambientali nel codice penale, fermo da febbraio scorso nelle commissioni Ambiente e Giustizia del Senato”, hanno asserito Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente e Giuseppe Di Marco, presidente di Legambiente Abruzzo.

“Nessuna delusione. Le sentenze si accettano per quelle che sono. In tribunale non ci sono partite da vincere, ci sono questioni giuridiche da proporre all’attenzione del giudice. La prima considerazione è che la Corte ha riconosciuto il fatto che un disastro è avvenuto ma nella formulazione colposa e questo ha fatto scattare la prescrizione. Questo potrebbe lasciare spazio alla proposizione di un’azione civile da parte del Ministero dell’Ambiente. Per quanto riguarda l’assoluzione per avvelenamento sarei più cauto e aspetterei le motivazioni perché vorremmo capire qual è stato il percorso che ha seguito la Corte che evidentemente non ha riconosciuto l’esistenza di una strategia di impresa“, ha invece asserito l’avvocato Nino Sciambra, un legale di parte civile.

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