Disoccupati giovani in Italia: troppi, un ragazzo su 10 non ha lavoro

By | 4 luglio 2017

Disoccupazione giovanile torna a 'galoppare' in ItaliaSi torna a parlare di disoccupazione giovanile in Italia, che è tornata a crescere. Alla faccia del Jobs Act che funziona. La riforma del lavoro dell’ex Renzi sembra aver funzionato per qualche mese, poi la sua portata si è affievolita. Come mai? Non stiamo, ovviamente, ironizzando sull’operato dell’ex primo ministro italiano, per carità, noi non facciamo altro che attenerci ai fatti, o meglio ai dati Istat relativi ai giovani italiani che, purtroppo, non sono confortanti. Lo scorso maggio, il tasso di disoccupazione giovanile (ovvero quella relativa ai ragazzi tra i 15 e i 24 anni) era salito al 37%. Non va meglio se ci spostiamo sul versante della disoccupazione che colpisce tutti i ragazzi, a prescindere dalle fasce d’età. In Italia, un ragazzo su 10 non ha un lavoro. Tutto ciò, secondo voi, è giusto?

Incentivi Jobs Act terminati

Il ministro del Lavoro Poletti, spesso al centro di polemiche, ha voluto dire la sua relativamente ai dati Istat sulla disoccupazione giovanile. Secondo Poletti, per fronteggiare la disoccupazione tra i giovani c’è bisogno che la politica concentri i suoi sforzi sui piani per promuovere l’occupazione e aiutare le aziende, ovvero coloro che creano il lavoro. Dai dati Istat è emerso che anche la disoccupazione generale è tornata a salire, non solo quindi quella giovanile. Nel Belpaese si contano 44.000 persone senza lavoro in più e 51.000 occupati in meno rispetto ad aprile 2017. La situazione, comunque, sarebbe migliore rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Sembra che il mercato del lavoro sia tornato ad annaspare in Italia. Non bisogna stupirsi se sempre più ragazzi italiani decidono di fare le valigie e recarsi all’estero per trovare un lavoro e condurre una vita dignitosa.

Le cause della disoccupazione giovanile

Il calo degli occupati è ‘fisiologico’, visto che sono terminati gli incentivi del Governo Renzi. Niente incentivi alle imprese e niente lavoro e occupati. E’ naturale. Davanti a notizie del genere, una delle prime domande che ci si pone è quella sulle cause della disoccupazione giovanile. Perché nel Belpaese ci sono così tanti giovani disoccupati? A cercare di fornire una risposta, recentemente, è stato l’esperto Edoardo Zaccardi, che lavora presso il Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali. Secondo Zaccardi, oltre la metà dei giovani disoccupati italiani è di lungo periodo. Cosa significa? Beh, che oltre il 50% dei ragazzi disoccupati non lavora da oltre un anno. Più passa il tempo e più i giovani si demoralizzano e non cercano un lavoro perché sanno che non lo troveranno mai. In Italia, dunque, si è formato il folto gruppo dei NEET (Not Engaged in Education, Employment or Training). Ciò determina un progressivo allontanamento dell’ex lavoratore dal mondo del lavoro, e man mano che passa il tempo sarà sempre più difficile reintegrarsi ed acquisire competenze. Tutto ciò è un danno anche per i consumi che, dunque, tendono a calare.

In Italia, a differenza degli altri Paesi, la laurea non è un valore aggiunto per i giovani in cerca di lavoro, visto che il tasso di disoccupazione è quasi simile tra laureati e diplomati. Nel Belpaese ci sono pochi laureati in discipline scientifiche e tecnologiche rispetto, ad esempio, a Germania e Francia. Ciò è un problema perché, guarda caso, a tre anni dalla laurea lavora il 77,8% dei dottori in Ingegneria contro, ad esempio, il 33% dei laureati in Giurisprudenza. La scelta del corso di studi universitari, dunque, è un fattore da non sottovalutare se si vuole trovare lavoro in tempi brevi.

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