Cronaca

Djalali è una spia: la confessione del ricercatore condannato a morte

Djalali spia Iran confessione moglieIl ricercatore iraniano Ahmadreza Djalali, che in passato ha lavorato anche all’università di Novara, sarebbe veramente una spia. E’ stato lui a confessarlo: ‘Confesso sono una spia’. Ieri sera, il medico è apparso in tv ed ha ammesso le sue responsabilità. La condanna a morte per ‘spionaggio’, dunque, sarebbe adesso fondata. Djalali ha rivelato di aver lavorato per il Mossad israeliano e varie agenzie di spionaggio europee, fornendo informazioni segrete e importanti. Il medico iraniano avrebbe fornito anche informazioni su diversi ricercatori nucleari iraniani trucidati tra il 2010 e il 2012.

Dichiarazione estorta?

Ahmadreza Djalali è veramente una spia? Il ricercatore ha collaborato con Israele ed altre intelligence europee? La moglie del medico iraniano, Vida Mehrannia, crede che sia tutto falso, che il marito sia stato obbligato a rendere dichiarazioni infondate.

‘E’ tutto falso. Ahmadreza me l’ha confermato: è una confessione estorta. L’hanno costretto a farla dopo torture, minacce di morte a lui e alla famiglia e dopo 3 mesi di isolamento in una cella di 3 metri. Il video andato in onda oggi in Iran è stato girato circa un anno fa, credo’, ha asserito la moglie di Djalali.

Il ricercatore, nel video, spiega di essere una spia. Lo esplicita in maniera dettagliata. Per la moglie, invece, è tutto falso. Ogni volta che Djalali voleva cambiare versione era picchiato e minacciato di morte, secondo Veda.

A Djalali sarebbe stata promessa la liberazione

Djalali avrebbe confessato perché gli avevano assicurato la liberazione; invece lo hanno imbrogliato. La Mehrannia ne è certa.

Il ricercatore iraniano non sarebbe dunque una spia? Secondo Veda, Djalali è assolutamente innocente: ‘Non ha mai spiato per nessuno, non ha mai avuto contatti con il Mossad, e non sapeva niente dei programmi nucleari. Ne fosse venuto a conoscenza, l’Iran non lo avrebbe mai fatto uscire dal Paese così liberamente’.

Per molti, il processo a Djalali è stato una ‘farsa’ perché non gli sarebbero stati garantiti molti diritti, tra cui quello  di difendersi in aula.

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