Epatite cronica dopo trasfusione di sangue, Ministero condannato

By | 30 marzo 2018
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trasfusione-sangue-risarcimento-bronteSono passati 35 anni da quando un paziente siciliano scoprì di essersi ammalato di epatite cronica. La colpa non era la sua, però, ma dello Stato. L’uomo si era sottoposto a una trasfusione di sangue nel 1983 ed aveva contratto la patologia. Adesso, a distanza di così tanti anni, è stata fatta giustizia. Il magistrato della terza sezione civile del Tribunale di Catania ha condannato il Ministero della Salute a risarcire per danno biologico il paziente di Bronte, in provincia di Catania. La sentenza ha fatto gioire anche l’Unione dei Consumatori, che raccomanda di segnalare vicende simili.

Un caso di malasanità

Dopo il pronunciamento del giudice siciliano, che ha condannato il Ministero della Salute, il presidente dell’Unione dei Consumatori, Manlio Arnone, ha affermato: ‘Il danno subito nel 1983 è stato scoperto dal paziente 20 anni dopo dalla sentenza della terza sezione civile del Tribunale di Catania. Si evidenzia come al paziente siano stati riconosciuti i danni non solo fisici ma anche legati alla sfera sociale e relazionale della persona subiti, questo è un traguardo importante nell’accertamento di un caso di malasanità a distanza di 35 anni, in tutta Italia sono migliaia i casi analoghi invitiamo chi è stato vittima di errore medico o vuole fare una richiesta di risarcimento per malasanità a contattarci, in modo da avviare uno screening generale e, grazie al supporto dei nostri avvocati ed esperti in materia, avviare tutte le pratiche necessarie per la richiesta di risarcimento, i nostri uffici sono a disposizione per valutare caso per caso dalle ore 9 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19, chiamando il numero di telefono 0916190601 o ancora è possibile contattarci attraverso il nostro sito: http://www.unionedeiconsumatori.it’.

Trasfusione di sangue infetto: i diritti dei pazienti

Dalla trasfusione di sangue o di emoderivati possono derivare rischi per i pazienti. La cronaca ci fornisce tanti casi di persone infettate dopo le trasfusioni di sangue. Spesso si contraggono anche patologie fortemente invalidanti che, indubbiamente, pregiudicano la sfera psicofisica della persona. Ecco, in questi casi si può chiedere un risarcimento o indennizzo. Ma a chi? Chi sono i responsabili della lesione provocata dalla trasfusione di sangue infetto? Come si chiede il risarcimento?

Ministero della Salute responsabile

Le malattie che si possono contrarre a seguito di trasfusioni di sangue o emoderivati sono epatite b, epatite c e Hiv. Essendo considerate veri e propri trattamenti sanitari le trasfusioni di sangue soggiacciono alla normativa sulla tutela del diritto alla salute. In astratto i responsabili dei danni conseguenti alla trasfusione di sangue infetto sono:

  • Il Ministero della Salute, in quando obbligato a tutelare la salute di tutti i cittadini e di monitorare sempre l’attività sanitaria e l’attività di produzione e vendita dei farmaci
  • La struttura sanitaria dove è stata effettuata la trasfusione di sangue

In passato, chi chiedeva un risarcimento per danni provocati da una trasfusione di sangue aveva problemi nell’individuare la data dell’infezione. Negli anni, comunque, la problematica è stata eliminata dalla giurisprudenza, ritenendo sempre responsabile il Ministero, anche se non si riesce a scoprire la data del contagio. Il Ministero, quindi, deve sempre verificare la qualità del sangue che viene trasfuso. Secondo i giudici è del Ministero della Salute ‘la responsabilità per omesso o insufficiente controllo sul sangue usato per le terapie trasfusionali e per la produzione di farmaci’. Il paziente invece deve provare il legame di causa/effetto tra trasfusione di sangue e contagio.

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