Ermanno Olmi è morto: regista innovativo dalle umili origini

By | 7 maggio 2018

Ermanno Olmi mortoIl mondo del cinema piange la scomparsa di Ermanno Olmi, regista autodidatta e rivoluzionario, capace di trasferire il dialetto come lingua nel grande schermo. Grazie a lui sono approdati nel campo cinematografico miti della storia cristiana. Olmi era nato il 24 luglio 1931 a Bergamo ed ha cessato di vivere la scorsa notte nell’ospedale di Asiago. Si trovava in tale nosocomio da venerdì scorso, quando aveva accusato un malore.

Una lunga malattia

Ermanno Olmi lottava da tempo contro un brutto male, una malattia che alla fine l’ha sconfitto. Il celebre cineasta italiano lascia la moglie Loredana e i 3 figli (Elisabetta, Fabio e Andrea).

Il regista bergamasco iniziò a farsi conoscere e riscuotere successo nel 1977 grazie al film ‘L’albero degli zoccoli’, che gli consentì di vincere la Palma d’Oro a Cannes. L’ultima fatica di Ermanno è stata ‘Torneranno i prati’. Il film, uscito 4 anni fa, è ambientato nei campi di combattimento sull’Altopiano di Asiago, durante la Prima Guerra Mondiale.

‘Vorrei che per me il tempo non si fermasse ancora’

Il cinema ha perso uno dei suoi più grandi interpreti. Ermanno Olmi era una persona che amava il suo mestiere ed era cortese con i suoi colleghi. Addolorata per l’evento luttuoso la moglie Loredana, che gli è sempre stata accanto anche nei momenti più difficili, come quando, 8 anni fa, si ruppe il femore in diversi punti.

Dopo quell’incidente, Ermanno Olmi confessò: ‘Vorrei che per me il tempo non si fermasse ancora, e che la mia vita continuasse a sorprendermi, e che niente che mi sfiori o mi investa sia ordinario, dozzinale, scontato. Ma so che non è così che vanno le cose. A volte lottiamo per realizzare un risultato e ne otteniamo un altro. Apparteniamo al caso e all’ispirazione del momento’.

Lui, abile e famoso, e lei, riservata e serena. Ermanno e Loredana hanno passato tanti momenti, belli e meno belli insieme. Adesso il destino ha voluto dividerli. E’ la vita. Ermanno se lo aspettava.

Ermanno e la passione per un mestiere ‘evanescente’

Olmi apparteneva a una famiglia umile e nessuno dei suoi parenti si aspettava che iniziasse il difficile e splendido mestiere di regista cinematografico, un mestiere provvisorio e ‘impercettibile’.

Raccontando la sua vita e le sue origini, Ermanno Olmi aveva detto: ‘Mio padre era un ex ferroviere passato a fare l’operaio alle officine Edison, mia madre una contadina della Bassa Bergamasca. Lui l’ho perso che avevo 13 anni; morì sotto un bombardamento aereo che gli alleati scatenarono nell’ottobre del 1944. La mamma cominciò a lavorare alla Edisonvolta. Vivevamo alla Bovisa, il quartiere operaio di Milano. Molti sacrifici e poche soddisfazioni. E io, che ero insofferente e ci tenevo alla mia indipendenza, cominciai molto presto a lavorare come garzone in una bottega di fornaio’.

Una vita in salita, dunque, per quello che sarebbe diventato uno dei più grandi registi italiani. Ermanno Olmi non aveva paura della vecchiaia anche perché non aveva rimpianti. Aveva sempre fatto quello che voleva, coronando il suo sogno.

L’eutanasia secondo Ermanno Olmi

Otto anni fa, durante un’intervista, Olmi aveva anche espresso la sua opinione sull’eutanasia: ‘L’eutanasia non è come il suicidio per una disperazione provocata da una delusione amorosa o da un senso di fallimento della vita; motivi questi che ti fanno sentire vittima ma ai quali si può e si deve reagire. L’eutanasia è una scelta drammatica, ma di fronte a condizioni fisiche estreme, come quella di una sopravvivenza che va oltre ogni immaginazione, nessuno ha il diritto di imporre una sofferenza ulteriore’.

 

Addio Ermanno!

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