Arte e cultura

Ermanno Rea è morto: giornalista e scrittore di “Mistero napoletano”

Il mondo del giornalismo e della letteratura è in lutto per la morte di Ermanno Rea, grande scrittore e giornalista napoletano. Aveva 89 anni e nel corso della sua straordinaria carriera aveva scritto molti libri, molti influenzati dalla sua carriera giornalistica.

Ermanno Rea non sapeva immaginare un mondo senza lettura

Se n’è andato un altro ‘pilastro’ della letteratura e del giornalismo italiano. Ermanno Rea non era solo un attento e sagace giornalista, ma anche uno scrittore eccellente. Tra i libri più famosi scritti dall’intellettuale napoletano menzioniamo “Mistero napoletano” (con cui vinse il Premio Viareggio), “Napoli Ferrovia”, “L’ultima lezione” e “La dismissione”. Quest’ultimo libro, incentrato sul caso Ilva, ha ispirato il film “La stella che non c’è”.  Ermanno amava molto la lettura ma temeva che, prima o poi, sarebbe diventata una sorta di accessorio, qualcosa di superfluo. Ribadì tale opinione anche nel 2014, durante un’intervista rilasciata a Repubblica. Lo scrittore napoletano non sapeva proprio immaginare un mondo senza lettura.

Rea è morto nella notte tra il 12 e il settembre 2016 nella sua abitazione romana. Da giovane si iscrisse al partito comunista e diventò un punto fermo per la Sinistra italiana. Tra i libri più famosi di Ermanno Rea c’è “Mistero Napoletano”, incentrato sulla figura di Francesca Spada, amica dell’intellettuale e giornalista dell’Unità che si tolse la vita. Dopo la pubblicazione del volume, molti comunisti demonizzarono Ermanno perché, secondo loro, diverse parti  erano state inventate.

Quel Premio Strega che non è mai arrivato

Ermanno Rea avrebbe decisamente meritato anche un Premio Strega, riconoscimento che stava per vincere nel 2008, quando approdò tra i finalisti del celebre concorso con il libro “Napoli Ferrovia”. Vista la sua grande esperienza, Rea collaborò con numerosi tabloid e rotocalchi. A ottobre uscirà “Nostalgia”, il suo ultimo libro.

Il grande intellettuale napoletano aveva paura che la lettura sarebbe diventata superflua, inutile. Anche noi abbiamo tale timore e temiamo che, in futuro, non nasceranno scrittori e giornalisti ‘illuminati’ come Ermanno Rea.

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