Finge di essere stata violentata a Cattolica: 31enne rischia processo

By | 8 maggio 2018

Cattolica, 31enne non torna a casa e simula stuproGuai per una 31enne di Cattolica che, lo scorso 25 aprile 2018, era tornata tardi a casa e per giustificarsi aveva detto di essere stata stuprata. Tutto falso. La donna aveva semplicemente passato molto tempo col fidanzato. I due avevano partecipato a una festa in spiaggia. I genitori, in pensiero, avevano segnalato il mancato rientro a casa  della ragazza. Questa, senza tentennare, ha fatto credere ai carabinieri e ai genitori di essere stata violentata da 4 uomini.

Denunciata per procurato allarme e simulazione di reato

I militari non hanno impiegato molto per scoprire che la 31enne marchigiana non era stata stuprata a Cattolica. La donna aveva semplicemente passato un po’ di tempo con il fidanzato.

I carabinieri di Cattolica hanno denunciato la ragazza che ha simulato lo stupro per procurato allarme e simulazione di reato. Per un attimo era tornato lo spettro degli stupri, a Cattolica, ma grazie a qualche indagine è stato scoperto che la ragazza non era stata violentata.

Cattolica: operatore socio-sanitario stupra paziente

Una ragazza sottoposta a un intervento chirurgico presso l’ospedale ‘Cervesi’ di Cattolica era stata stuprata da un operatore socio-sanitario 66enne. Il traumatico episodio risale allo scorso ottobre, dopo l’operazione.

I poliziotti, dopo aver effettuato vari accertamenti, avevano arrestato il barelliere per violenza sessuale. La ragazza non si sarebbe mai aspettata di ricevere un trattamento così nauseante all’interno del nosocomio di Cattolica. Una vicenda che fa accapponare la pelle e fa riflettere sulla necessità di rafforzare la sicurezza anche negli ospedali italiani. La paziente era stata stuprata veramente; invece la 31enne marchigiana ha inventato tutto.

Torino, 16enne simula stupro

Qualche anno fa, a Torino, aveva simulato uno stupro anche una 16enne. La ragazzina aveva detto ai genitori di essere stata violentata da alcuni rom, alla Continassa. Il motivo? La giovane aveva consumato il suo primo rapporto ‘intimo’ col fidanzatino e temeva una brusca reazione dei genitori, persone un po’ tradizionaliste.

Il fratello maggiore della 16enne torinese aveva creduto al racconto della ragazza ed aveva contribuito a diffondere la notizia dello stupro, alimentando così l’odio di molte persone nei confronti della comunità rom. Alcuni residenti avevano anche organizzato un corteo anti nomadi con tanto di manifesti con su scritto: ‘Ripuliamo la Continassa’.

La minorenne torinese, così come la 31enne marchigiana, aveva simulato lo stupro. La ragazzina, però, aveva mentito perché aveva paura di dire ai genitori di aver perso la verginità. Il papà e la mamma, gente all’antica, la volevano illibata fino al matrimonio.

Quando aveva appreso del corteo anti rom, la 16enne aveva confessato ai carabinieri di aver detto una menzogna ai genitori. Qualche mese dopo aveva confermato la vera versione anche davanti al pm minorile Fabiola D’Errico. La giovane era stata denunciata per simulazione di reato. Denunciato anche il fratello per concorso in simulazione di reato. L’avvocato dei due fratelli, Renato Cravero, aveva asserito: ‘Per un’accusa con una pena così è possibile che per la minorenne, giovane e incensurata, si conceda la messa in prova; quindi, dopo un periodo, il reato potrebbe essere estinto’.

Il reato di simulazione di reato è punito, nell’ordinamento italiano,  con la reclusione da uno a tre anni.

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