Florida, condanna a morte eseguita con nuovo farmaco: Mark Asay ‘cavia’

By | 25 agosto 2017

Florida, Mark Asay ucciso con farmaco sperimentaleIl boia è tornato ad uccidere, dopo oltre 18 mesi, in Florida. Nelle ultime ore è stato giustiziato il 53enne Mark Asay, un suprematista bianco che trucidò un paio di persone, nel 1987, a Jacksonville. Al di là delle dissertazioni sull’episodio cruento in sé, questa uccisione sta facendo discutere in tutto il mondo perché il boia ha usato un nuovo farmaco, contenente etomidate al posto del midazolam. Nei mesi scorsi si era parlato a lungo del midazolam, farmaco introvabile perché boicottato dai colossi farmaceutici. Asay è stato giustiziato nonostante l’opposizione ferrea dei suoi avvocati, che contestavano l’utilizzo di un medicinale sperimentale, quindi idoneo a provocare sofferenza al loro assistito. La Costituzione americana, del resto, vieta espiazioni barbare e inumane. La Corte Suprema della Florida non ha accolto le richieste dei legali del condannato a morte. Solo un magistrato si è schierato dalla parte di Asay, definendolo una ‘cavia’.

Florida, eseguite 93 condanne a morte dal ’70

Il Death Penalty Information Center americano ha reso noto che, con quella delle ultime ore, in Florida sono state eseguite 93 condanne a morte. La pena capitale venne reintrodotta in tale Stato nei primi anni ’70. Il boia ha ucciso in Florida 91 uomini e 2 donne. A fare peggio della Florida, in termini di esecuzioni capitali, solo Texas, Oklahoma e Virginia. Per la prima volta in Florida è stato giustiziato un bianco che aveva trucidato una persona di colore.

Mark Asay è stato giustiziato con un farmaco sperimentale. Avrà provato dolore? Avrà sofferto? Nessuno può saperlo. Si sa solo che giustizia è fatta, almeno per lo Stato americano che lo ha ucciso. L’uomo finì nel ‘braccio della morte’ dopo aver massacrato, nel 1987, Robert Lee Booker e Robert McDowell. Due uomini di colore. All’epoca Asay aveva 23 anni. Conosceva bene le sue vittime. Dopo l’arresto, Mark disse agli investigatori che non era suo intento uccidere Lee Booker e McDowell, sostenendo di essere così ubriaco da non capire quello che stava accadendo. Gli investigatori non gli credettero e considerarono il duplice omicidio come un crimine dettato dall’odio razziale.

Mark Asay pronto a morire

Tanti gli indizi che fecero supporre ai magistrati che i due uomini di colore fossero stati massacrati per motivi razziali, come i tanti tatuaggi suprematisti sul corpo dell’omicida. Asay però negò sempre di essere un suprematista bianco, sottolineando di essere stato obbligato a farsi quei tatuaggi: ‘Non mi rappresentano (i tatuaggi, ndr) ma non si possono rimuovere facilmente’.

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Nelle ore precedenti all’esecuzioni, Asay aveva detto che aveva trovato conforto nella fede ed era pronto a morire. Alla fine il boia ha agito, per l’altro con un medicinale inedito.

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