Genova, alluvione 2011: Marta Vincenzi condannata

By | 29 novembre 2016

Tegola per l’ex sindaco di Genova Marta Vincenzi che, nelle ultime ore, è stata condannata per disastro colposo, omicidio colposo, calunnia e falso. I reati si riferiscono all’alluvione del 4 novembre del 2011. L’ex primo cittadino si è sempre detto innocente, sottolineando che in certi momenti le è sembrato che si volesse processare la politica.

5 anni di reclusione per Marta Vincenzi

5 anni reclusione. Questa è la condanna inflitta all’ex sindaco di Genova, Marta Vincenzi, relativamente all’alluvione del 2011 che piegò il capoluogo ligure e provocò vittime e danni ingenti. Tra le vittime anche 2 bambine di 8 anni e 10 mesi. La Vincenzi però non ci sta e dice che nel processo non si è mai voluto andare in fondo, non è stato dato peso alle testimonianze dei politici, tra l’altro considerate da una prospettiva sbagliata. La sentenza è stata emessa dopo 7 ore di Camera di consiglio. Il pubblico ministero aveva chiesto 6 anni e un mese di reclusione per la Vincenzi. L’alluvione del 2011 fece esondare il rio Fereggiano e costò la vita all’albanese Shpresa Djala e alle figlie Gioia e Janissa, di 8 anni e 1 anno. Persero la vita anche Evelina Pietranera, Serena Costa e Angela Chiaramonte.

Dopo la condanna, Marta Vincenzi ha ribadito di essere innocente, confidando nella giustizia. L’ex sindaco di Genova, insomma, spera nell’assoluzione negli altri gradi di giudizio. ‘Non è finita’, ha asserito la Vincenzi all’uscita dell’Aula.

Condannati anche dirigenti comunali

Oltre all’ex sindaco di Genova sono stati condannati i dirigenti comunali Pierpaolo Cha, Gianfranco Delponte e Sandro Gambelli. Condanna anche per Francesco Scidone, ex assessore comunale alla Protezione civile. Il magistrato ha anche ordinato la trasmissione degli atti per Roberto Mangiardi, ex capo della Polizia municipale, perché dovrebbe essere indagato per omicidio colposo e cooperazione colposa in disastro.

L’accusa ritiene che i tecnici e i politici liguri sono responsabili perché non vennero chiuse le scuole sebbene fosse stata segnalata l’allerta 2. La mattina del disastro, inoltre, non fu disposta la chiusura delle scuole. I pm sono convinti che la tragedia si sarebbe potuta evitare se tecnici e politici fossero stati avveduti. Non solo. Secondo l’accusa non vennero compiute azioni importanti ma i verbali riportanti l’orario di straripamento del fiume furono falsati.

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