Giornalista aggredito da Roberto Spada adesso vive nel terrore

By | 23 novembre 2017

Dopo il danno anche la beffa. Così potremmo definire la vicenda del giornalista aggredito ad Ostia da un esponente del clan Spada. Oltre ad aver riportato la frattura del setto nasale, adesso l’inviato Daniele Piervincenzi vive nel terrore. ‘Ora temo ritorsioni degli Spada nei miei confronti e ho paura per la mia famiglia’, avrebbe detto il giornalista di ‘Nemo’, programma Rai, ai giudici della Procura di Roma.

La frattura del setto nasale

Roberto Spada, furioso, lo scorso 7 novembre aggredì brutalmente Piervincenzi e due operatori davanti alla sua palestra. Il giornalista aveva riportato varie ferite, tra cui la frattura del setto nasale. Un brutto episodio che la dice tutta sul tasso di criminalità presente ad Ostia.

Ieri i pm hanno inviato ai giudici del Riesame la memoria contenente le dichiarazioni rilasciate da Daniele Piervincenzi successivamente all’aggressione.

I difensori di Roberto Spada hanno chiesto la liberazione del loro assistito al tribunale del Riesame. La decisione dovrebbe essere presa a breve.

‘Non so quante persone abbiano assistito all’aggressione ma sono sicuro che fossero più di dieci. Alcuni erano affacciati alle finestre dei palazzi ad osservare ciò che accadeva. Nessuno è intervenuto per aiutarci. Ricordo che durante le fasi dell’aggressione ho sentito il rumore di alcune tapparelle che venivano chiuse’, ha rivelato il giornalista aggredito.

Ai giudici Piervincenzi ha detto che si è rifiutato di recarsi all’Ospedale Grassi di Ostia per le medicazioni per timore: ‘Abbiamo avuto paura, restare lì in quel momento non era sicuro. Temevamo che qualche appartenente alla famiglia Spada potesse raggiungerci presso l’ospedale e farci del male e che potessero rubarci la telecamera con i video che avevamo girato’.

Procura: ‘Aggressione aggravata dal metodo mafioso’

Non si sa se Roberto Spada, elemento di spicco dell’omonino clan che spadroneggia ad Ostia, verrà scarcerato. L’aggressione, per il procuratore aggiunto della Dda, Michele Prestipino e i pm Ilaria Calò e Giovanni Musarò, ‘è aggravata dal metodo mafioso’.

Nessuno, durante l’aggressione, era corso in aiuto del giornalista Rai e dei due operatori; anzi c’era chi abbassava le tapparelle. Tutto ciò, per gli inquirenti, testimonia la forte omertà esistente ad Ostia.

Piervincenzi e i colleghi avevano paura, dopo l’aggressione, di subire altri abusi e per questo si erano recati in un altro ospedale (il Sant’Eugenio) per le medicazioni. Successivamente erano stati trasferiti in una clinica privata.

L’inviato di Nemo ha cercato di evitare Ostia in tutti i modi per la grande paura. Ecco perché si è recato presso la stazione dei carabinieri di via Inselci e non in quella Ostia per evitare contatti con Spada.

Per l’accusa Spada ha ‘ostentato in maniera evidente e provocatoria, una condotta idonea ad esercitare sui soggetti passivi l’intimidazione propria delle organizzazioni mafiose, compiendo, tra l’altro, l’azione in luogo pubblico, davanti a numerosi testimoni e rivendicando il diritto di decidere chi poteva stazionare nella zona teatro dei fatti’.

Intanto la Procura ha inviato al Riesame anche il verbale delle dichiarazioni rilasciate dai collaboratori di giustizia Tamara Ianni e Michael Cardoni; rivelazioni su Spada e sulla sua ferocia.

Cardoni, l’anno scorso, aveva rivelato che Roberto Spada aveva costretto un certo Maurizio Cirielli a cedergli la sua casa perché non aveva pagato un ingente quantitativo di droga.

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