Giovanni Falcone vive: 24 anni fa la strage di Capaci

By | 23 maggio 2016

Sono passati 24 anni dalla morte di Giovanni Falcone, giudice ucciso dalla mafia perché dava fastidio, intralciava. Nella strage di Capaci persero la vita anche la moglie di Falcone, Francesca Morvillo, e gli agenti della sua scorta. Tantissimo tritolo fece saltare in aria le auto del giudice e quelle degli uomini della scorta. In queste ore si sono svolti molti eventi per commemorare il giudice antimafia siciliano, che venne ucciso proprio il 23 maggio di 24 anni fa. Una giornata calda, estiva e dolorosa. Le trasmissioni televisive si fermarono per fare largo ai tg che annunciavano la morte del giudice Falcone, della moglie e degli agenti della scorta. Non potremo mai dimenticare quella giornata. Sono passati tanti anni ma poco è cambiato: le mafie esistono ancora, e rappresentano delle vere piaghe. Il problema è che la società agevola la malavita, visto che molte persone non riescono a trovare lavoro e vedono le mafie come unico strumento per mantenere la famiglia. Il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha detto in occasione del 24esimo anniversario dell’uccisione di Giovanni Falcone:

“Da quell’evento partì una riscossa morale, si aprì un nuovo orizzonte”.

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Tanto si è detto della strage di Capaci e tanto si dirà. Sono stati scoperti gli esecutori e alcuni mandanti ma non si sa molto riguardo alla presunta trattativa Stato-mafia. Falcone era un elemento da eliminare per la mafia, uno che metteva i bastoni tra le ruote. Ecco perché venne pianificato l’attentato nei minimi dettagli. Il 23 maggio 1992, alle 17.58, una deflagrazione distrusse la strada nei pressi dello svincolo di Capaci, proprio nel momento in cui stavano transitando le auto di Falcone e della sua scorta. Un contadino che stava zappando il suo terreno si accorse di tutto e subito avvisò le forze dell’ordine e il 118. Falcone e la moglie vennero subito trasportati in ospedale, dove però spirarono per le gravi ferite. L’unico a salvarsi fu Giuseppe Costanza, agente della scorta seduto sui sedili posteriori della vettura guidata dal magistrato. Niente da fare, invece, per Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo, gli altri uomini della scorta. Ad azionare il telecomando che provocò l’esplosione fu Giovanni Brusca, spietato mafioso che sciolse nell’acido Giuseppe Di Matteo, figlio di un pentito. I giudici hanno accertato la responsabilità di vari soggetti. Oltre a Brusca, dietro alla strage di Capaci ci furono persone come Totò Riina, Bernardo Provenzano, Pippo Calò e Giuseppe Madonia. Sono passati 24 anni dalla strage di Capaci ma ancora devono essere chiariti molti aspetti della vicenda.

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