Cronaca

Giuseppe Soffiantini è morto: imprenditore rapito nel 1997

giuseppe-soffiantini-morte-cuoreEra stato rapito nel 1997 e liberato dopo 237 giorni. I familiari pagarono un riscatto di 5 miliardi di lire. L’imprenditore Giuseppe Soffiantini, nome noto nel campo dell’industria tessile, è morto la scorsa notte. Aveva 83 anni. L’industriale era stato ricoverato in ospedale per problemi cardiaci. La storia di Soffiantini balzò agli onori delle cronache degli anni ’90. Una prigionia lunga dopo il rapimento; poi il pagamento del riscatto, nel 1998, e la liberazione.

Sempre gentile ed educato

Quel sequestro aveva segnato indubbiamente la sua vita, ma lui, Giuseppe, era rimasto l’uomo perbene, gentile e pacato di pacifico di sempre. Certo, non ha mai potuto obliare quei lunghi di prigionia. Nel corso del suo 80esimo compleanno, Soffiantini rilasciò molte interviste. I giornalisti, ovviamente, gli fecero domande sul sequestro e sul successivo ritorno in libertà. Un’esperienza traumatica.

Era il 17 giugno 1997 quando Giuseppe Soffiantini venne rapito. L’industriale si trovava nella sua villa di Manerbio a pochi chilometri da Brescia e da Cremona. I rapitori agirono verso le 22.30. In casa c’era anche Adele, la moglie dell’imprenditore. I malviventi dissero alla donna, dopo averla imbavagliata: ‘Non ti preoccupare, te lo faremo ritrovare’. Dopo 237 lunghi giorni Adele riuscì a risentire la voce del marito al telefono. ‘Sono libero, venitemi a prendere’, mormorò Soffiantini. Ricordando quel momento, Giuseppe disse, 3 anni fa ai giornalisti: ‘Il mio primo pensiero è stato quello di tenere il cuore calmo perché mi batteva talmente forte che avevo paura mi scoppiasse. L’unica cosa che mi preoccupava in quel momento era dire ai miei cari che le lettere che avevo scritto erano state dettate sotto la minaccia delle armi. Avevo paura che ci fossero rimasti male…’.

La vita nella splendida villa di Manerbio

L’industriale di Manerbio era un uomo sereno, tranquillo, gentile e molto elegante. Indossava sempre giacca e cravatta, anche a casa. Un vero gentiluomo, un uomo perbene. Dopo quei lunghi giorni di prigionia, Giuseppe era tornato a vivere nella sua splendida villa, proprio dove era stato rapito: ‘Adesso ci vivo solo con mia moglie. Ma prima c’erano anche i miei figli. È una casa in campagna molto comoda, abbiamo anche i polli, con un grande giardino come piace a me. Io amo le piante e stare fra la natura. Pensi che ho tre tipi di querce e molti pini…’.

Dopo quella brutta esperienza, che l’aveva provato fisicamente ed emotivamente, Soffiantini aveva trovato la forza di reagire, di andare avanti, come se non fosse accaduto nulla. Ogni giorno l’ottantenne si recava nella sua azienda ‘a rompere un po’ le scatole’. ‘Ho vissuto molto intensamente e ho lavorato tanto nella mia vita. Ogni mattina andavo in azienda alle 7, un’ora prima dei miei collaboratori. Giravo l’Italia per vendere i nostri prodotti, ma ho sempre fatto un lavoro che mi piaceva’, aveva confessato il noto impresario lombardo.

Azienda gestita dai 3 figli

Negli ultimi anni, l’azienda di famiglia l’hanno sempre gestita i 3 figli. Giuseppe ha monitorato il loro lavoro, concedendosi più momenti di relax in famiglia, con la moglie e i nipotini. Nel mirino dei rapinatori, nel 1997, c’era Paolo il figlio minore dell’industriale, oggi 47enne. ‘Per fortuna all’epoca faceva il servizio militare e quella sera era stanco, così decise di rientrare in caserma un’ora prima del solito. Altrimenti avrebbero preso lui e non me’, aveva spiegato Giuseppe.

L’83enne aveva confermato il pagamento del riscatto per la sua liberazione: ‘Per il mio riscatto abbiamo pagato 5 miliardi di lire, soldi che non ho più rivisto, e che sono stati autorizzati otto mesi dopo il sequestro per dare il tempo alla Polizia di fare le ricerche. 8 mesi però sono moltissimi. L’unica consolazione è che dopo di me i banditi hanno capito che questo tipo di crimine non conveniva più e gli specialisti del sequestro sono stati tutti catturati’.

Poteva ancora trascorrere tanto tempo insieme alla moglie, ai figli e ai nipotini, invece l’ha tradito quel cuore che, anni fa, era riuscito a superare momenti terribili. Nonostante la prigionia e le sofferenze, Soffiantini aveva perdonato i suoi aguzzini. Durante l’intervista rilasciata anni fa, l’anziano di Manerbio aveva espresso la sua opinione anche sul caso Graziano Stacchio, benzinaio che ha fatto fuoco contro un delinquente nomade per salvare una donna: ‘Bisogna vedere come sono andate esattamente le cose, ma come si fa a non essere dalla sua parte? Anche io ho un’arma e se dei rapinatori entrassero in casa mia farei lo stesso’.

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