Cronaca

Guardia giurata sevizia e brucia tunisino: il fermo di Marco Longo

Polizia e carabinieri hanno fermato Marco Longo, la guardia giurata che ha ucciso Hamdi Fathel, persona trovata carbonizzata lo scorso 20 novembre a Piombino. Militari e agenti hanno sorpreso Longo in un centro estetico di Venturina per scongiurare l’eventualità che fosse armato. Il fermo è stato disposto dall’autorità giudiziaria per pericolo di fuga. Dalle prime indagini è emerso che Marco Longo aveva rivelato ad alcuni amici di aver trucidato Fathel.

Marco Longo ha confessato il delitto

Dopo il fermo, Marco Longo ha confessato di aver ucciso il tunisino con due colpi di pistola al petto e uno alla testa. Longo ha quindi ammesso di essere l’omicida di Hamdi.

Un colpo di pistola sparato da Longo era entrato nel cranio del tunisino e poi uscito. Marco, allora, per cancellare le tracce dell’omicidio, aveva portato con sé quel proiettile.

I medici che hanno eseguito l’esame post-mortem sul corpo del tunisino hanno scoperto che Fadhel Hamdi, prima di essere ucciso, era stato seviziato con un coltello. Poi il cadavere era stato bruciato. Longo, agli investigatori, ha anche detto che proprio lui aveva messo le monete da 20 centesimi sugli occhi del nordafricano.

Il movente?

Agli investigatori Longo non ha saputo spiegare la ragione per cui aveva legato Hamdi al letto. Ha affermato, però, che dopo aver commesso il delitto si era messo alla ricerca del cellulare, di cui si era impossessato il nordafricano.

Sarebbe stato proprio il telefonino alla base dell’omicidio. Dopo aver trovato l’apparecchio, Marco Longo aveva deciso di dare fuoco all’appartamento per eliminare ogni prova.

Gli investigatori sono arrivati a Longo dopo un intenso ciclo di indagini, durante le quali sono state sentite diverse persone vicine a Marco.

Le indagini proseguono

‘Non riusciva a capire la gravità del gesto compiuto’, hanno dichiarato gli inquirenti, accennando al gesto di Longo.

Sarebbe stato un raptus d’ira a causare il delitto. Questo non significa che le indagini debbano arrestarsi. Si indagherà ancora, soprattutto per scoprire altri moventi o altri responsabili.

Un tunisino è stato torturato, ucciso e bruciato per uno smartphone Questo è, per il momento, il movente dell’omicidio di Piombino.

La guardia giurata 33enne, Marco Longo, ha confessato il misfatto. E’ stato proprio il livornese di origini siciliane a legare al letto ed uccidere il 32enne Fathel.

La pm Fiorenza Marrara ha interrogato Longo l’altro giorno. Un interrogatorio lungo, durante il quale la guardia giurata ha ricostruito la vicenda. Una ricostruzione, a detta del procuratore Ettore Squillace Greco, che è stata avallata dagli elementi raccolti.

Il tunisino e la guardia giurata si conoscevano

Vittima e carnefice si conoscevano da tempo ed erano in contrasto per una somma pari al valore del telefonino.

Il tunisino aveva riportato una condanna in via definitiva per spaccio di droga; Longo invece ha avuto problemi di droga.

Sembra che il tunisino, quando era uscita dal carcere, si fosse rimesso in contatto con Longo. Questo però gli aveva detto che non voleva più vederlo e sentirlo.

Marco Longo non ha precedenti penali ma ha un passato da tossicodipendente. Gli inquirenti sostengono che l’omicidio è maturato proprio negli ambienti dello spaccio di sostanze stupefacenti.

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