Ikea licenzia dipendente di Bari per 5 minuti di pausa in più

By | 30 novembre 2017

Ikea ha suscitato molte polemiche, di recente, per due episodi. Due dipendenti sono stati licenziati per motivi diversi ma che meritano approfondimenti. Dopo il caso della madre del disabile  licenziata a Corsico perché non riusciva a coprire i turni che le erano stati assegnati, ha destato stupore quello del lavoratore di Bari, padre di due bimbi, che ha ricevuto il benservito perché avrebbe prolungato la pausa di 5 minuti. A comunicare la notizia del licenziamento del lavoratore di Bari è stato il sindacato Uiltucs. Il colosso svedese ha affermato, relativamente al licenziamento della madre di Corsico, che la misura è straziante ma giusta.

La storia di Marica: madre di un disabile licenziata

Dopo il licenziamento della madre di un disabile, Ikea gela un lavoratore di Bari, reo di aver fatto una pausa più lunga del previsto. Intanto si continua a discutere di Marica, la donna di Corsico rimasta senza lavoro.

‘Esprimiamo tutta la nostra solidarietà a Marica, la lavoratrice Ikea licenziata a Corsico. E’ un fatto molto grave, inaccettabile, che ripropone nel nostro Paese quanto sia difficile per le donne conciliare il lavoro con la cura della famiglia. E’ una vicenda che mortifica tutte le donne madri’, ha riferito Annamaria Furlan, segretaria generale della Cisl.

La Furlan spera che Ikea torni sui suoi passi ed ottemperi alle norme che tutelano le lavoratrici madri.

Licenziamento Ikea ‘illegittimo e vergognoso’

Il lavoratore di Bari, invece, è stato licenziato non perché non riusciva a coprire i turni ma per 5 minuti in più di pausa. Il benservito, in questo caso, è definito ‘illegittimo e vergognoso’ dal sindacato, anche perché ha colpito un uomo che lavorava per l’azienda svedese da 11 anni.

Ivana Veronese, segretaria nazionale di Uiltucs, dice che negli ultimi tempi negli stabilimenti Ikea c’è ‘un clima molto pesante’.

Ikea non crede proprio che nei suoi stabilimenti ci siano problemi e che i dipendenti siano insoddisfatti. Secondo la celebre multinazionale, l’82% dei suoi lavoratori si sente valorizzato e rispettato. Sarà vero?

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