Imprenditore ucciso dalla moglie con iniezione letale: condanna dopo 15 anni

By | 12 luglio 2017

Catania, imprenditore Santo Giuffrida venne ucciso con iniezione letaleL’imprenditore catanese Santo Giuffrida non morì per un infarto, come fece credere la moglie, Barbara Bregamo, ma per un’iniezione letale. La mandante del delitto fu proprio la moglie dell’impresario, per la quale sono scattate recentemente le manette. Barbara Bregamo è stata dunque condannata dopo 15 anni dal delitto. Condanne anche per Francesco Giuseppe Indorato, Antonino Zuccarello e Alfio Maugeri, rispettivamente di 49, 51 e 44 anni. Fondamentale per la condanna della Bregamo (attualmente ai domiciliari) e dei tre uomini è stata la confessione del pentito Luciano Cavallaro. La donna assoldò i sicari per trucidare il marito, consegnando loro 20.000 euro e una vettura BMW. L’imprenditore catanese venne accoltellato un anno prima della morte. Anche quell’episodio fu ordito dalla moglie. Insomma, la Bregamo voleva togliersi di mezzo a tutti i costi il marito e, alla fine, ci era riuscita.

Le rivelazioni del pentito Cavallaro

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Luciano Cavallaro ha rivelato dettagli inediti sulla morte di Santo Giuffrida, morto nel 2002. Tutti avevano sempre creduto che l’imprenditore fosse morto per un infarto, invece era stato ucciso da Zuccarello e Maugeri, assoldati dalla Bregamo. Il pentito ha detto che, nel 2001, la moglie di Giuffrida lo contattò, chiedendogli di accoltellare il marito. Cavallaro, allora, si mise alla ricerca dell’esecutore materiale. Alla fine scelse Francesco Giuseppe Indorato, che aggredì l’impresario nei pressi dei box condominiali. Santo venne colpito diverse volte e, nonostante le numerose e profonde ferite, riuscì a salvarsi. Indorato non venne mai accusato, solo indagato. La moglie di Giuffrida, invece, non venne nemmeno indagata. Nessuno immaginava che Barbara volesse la morte del marito.

L’anno successivo all’agguato davanti ai garage condominiali, Barbara Bergamo pianificò nuovamente l’omicidio del marito e chiamò nuovamente Luciano Cavallaro. Questo, ancora una volta, si mise alla ricerca dei sicari. Vennero scelti Antonino Zuccarello e Alfio Maugeri. I tre, nella notte tra il 9 e il 10 dicembre 2002, entrarono nella casa di Giuffrida e, avvalendosi della connivenza della moglie,  gli iniettarono una sostanza venefica; poi lo asfissiarono. La moglie dell’impresario fece di tutto per far credere che il marito fosse morto per un infarto. Effettivamente, nessuno ha mai sospettato nulla fino alle recenti dichiarazioni del pentito Cavallaro. Per tutti l’imprenditore Santo Giuffrida era morto d’infarto.

I riscontri ottenuti dalle forze dell’ordine

Le forze dell’ordine, dopo aver ricevuto la confessione di Cavallaro, hanno svolto numerose indagini e, nelle ultime ore, hanno arrestato la mandante del delitto di Santo Giuffrida e gli esecutori materiali. Arrestato per tentato omicidio anche Francesco Giuseppe Indorato. L’imprenditore catanese non morì, dunque, per cause naturali. A programmare la sua uccisione fu la moglie. Finalmente è stata fatta chiarezza su un caso aperto da anni. La donna desiderò così tanto di eliminare il marito che non ebbe remore nel consegnare 20.000 euro e una splendida BMW ai sicari.

Chiaramente, prima di procedere agli arresti, le forze dell’ordine, coordinate dalla Procura distrettuale della Repubblica di Catania, hanno cercato riscontri in modi diversi, come intercettazioni e interrogatori. Per indurre gli indagati a confessare il misfatto compiuto 15 anni fa, sulla macchina di uno di loro era stato lasciato un biglietto con su scritto: ‘Sacciu comu tu e i to cumpari affucasturu u masculu di l’amica di Luciano 15 anni fa’. Un indagato, sconvolto da tale biglietto, ha subito parlato dell’omicidio a un amico: ‘Sedici anni fa abbiamo fatto un omicidio, io ed altri due’.

Barbara Bregamo non è finita in carcere ma ai domiciliari perché ha figli di età inferiore ai sei anni.

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