India, digiuno prolungato uccide 13enne

By | 11 ottobre 2016

Una 13enne indiana è morta perché aveva digiunato per 68 giorni. Ad imporle il digiuno sono stati i genitori, di fede giainista. Secondo la risalente religione indiana l’unico mezzo per affrancare l’anima dal corpo è l’ascetismo. Aradhana non aveva mangiato per 68 giorni e, a un certo punto, è caduta in un coma profondo: i medici non hanno potuto fare nulla per salvarle la vita. Quel digiuno continuato l’ha stroncata.

Digiuno le ha causato un arresto cardiaco

La ragazzina indiana si era recata a scuola per 25 giorni solo con una bottiglietta contenente acqua bollita. Ciò rappresentava la sua colazione e il suo pranzo. Aradhana, man mano che passavano i giorni, diventava sempre più debole e, alla fine, non ha avuto più recarsi nella scuola media di Secunderabad, città nel distretto di Hyderabad. 68 giorni di digiuno continuato hanno compromesso le funzioni vitali della ragazzina che, lo scorso 4 ottobre 2016, è passata ‘a miglior vita’. La 13enne aveva smesso di digiunare 2 giorni prima. I genitori l’hanno trasportata d’urgenza in ospedale perché era stata colpita da un arresto cardiaco. I medici dell’ospedale di Hyderabad hanno affermato che non hanno potuto fare nulla per salvare quella ragazzina, limitandosi a stilare il certificato di morte. I compagni di scuola di Aradhana sapevano che la 13enne era a digiuno ma non avrebbero mai immaginato che quella bottiglietta contenente acqua bollita rappresentasse la sua colazione e il suo pranzo.

Esposto della Child Rights Sangham

La drammatica vicenda è venuta alla ribalta dopo la presentazione di un esposto da parte di una Ong, la Child Rights Sangham. Le autorità, dopo quell’esposto, hanno aperto un’inchiesta per fare luce sulla vicenda. Il padre e la madre della 13enne rischiano grosso: dovranno rispondere di omicidio colposo e crudeltà verso minori. Gli accusati, comunque, si dicono innocenti. Secondo loro la 13enne aveva scelto di digiunare perché voleva diventare monaca, quindi non vi sarebbe stata nessuna coercizione. I genitori hanno aggiunto che, dopo 51 giorni di digiuno, avrebbero chiesto alla figlia di tornare a nutrirsi. La versione della coppia non convince la maggioranza delle persone che vivono a Secunderabad, secondo cui il digiuno ha rappresentato una sorta di metodo per attrarre prosperità negli affari.

Digiuno imposto per attrarre prosperità negli affari

I media locali hanno riferito che il padre della 13enne, un gioielliere, avrebbe imposto alla figlia di digiunare per diventare ancora più ricco. Achyut Rao, membro della Ong Sangham, è certo che sono stati i genitori ad imporre il digiuno ad Aradhana. E lo hanno fatto solo per soldi.

Aradhana non è la prima vittima del digiuno in India. Ogni anno muoiono molte persone di fede giainista per lo stesso motivo. Generalmente la morte viene celebrata con feste che durano molti giorni. India sono oltre 4 milioni i seguaci della religione giainista. La pratica del digiuno, comunque, ha sollevato numerose polemiche già in passato, tanto che il Tribunale indiano del Rajastan, l’anno scorso, ha vietato il ‘santhara’ (digiuno prolungato fino alla morte). La Corte Suprema, successivamente, hanno rimosso tale divieto perché il ‘santhara’ rappresenterebbe un fondamento della non-violenza. La morte di Aradhana, però, continua a far parlare anche sui social. Su Twitter, ad esempio, sono stati postati molti messaggi al vetriolo contro la pratica giainista del digiuno fino alla morte.

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