Curiosità

Islanda: dove sono finiti i bimbi affetti dalla sindrome di Down?

Islanda, dove i Down non nascono piùDove sono finiti, in Islanda, i bimbi affetti dalla sindrome di Down? Sembrerà strano, ma in tale nazione sembra che le nascite di piccoli affetti dalla trisomia 21 siano state pressoché azzerate. Un motivo a tutto questo c’è. Sembra che le donne, in Islanda, si sottopongano a continui esami prenatali per scoprire eventuali alterazioni a livello cromosomico. Secondo recenti statistiche, nella nazione, che conta circa 300.000 abitanti, ogni anno nascono al massimo due bambini affetti dalla sindrome di Down. Merito, dunque, dei continui test prenatali che permettono di accertare strane alterazioni in ambito cromosomico. La maggioranza delle donne islandesi, quando riceve un referto positivo, decide di interrompere la gravidanza. Perché i test prenatali sono diventati di tendenza in Islanda? Beh, col passar del tempo sembra siano diventati meno invasivi e semplici da eseguire. Fatto sta che tali esami hanno determinato un brusco calo di soggetti affetti dalla sindrome di Down nel Paese.

Il trend islandese di non far nascere bimbi Down

Le persone Down danno e fanno tanto per il prossimo. Chi li conosce, lo sa bene. Sono persone dal cuore d’oro, grandi lavoratori e molto affettuosi. In Islanda, però, si fa di tutto per evitare di dare alla luce persone affette dalla trisomia 21. L’Islanda, oggi, si potrebbe ribattezzare ‘nazione priva di mongolismo’. Ad agevolare le donne islandesi, poi, è il fatto che ad esse è permesso di interrompere la gravidanza anche dopo le 16 settimane. Ovviamente, ciò è subordinato alla scoperta di un’anomalia del feto o, appunto, un’alterazione a livello cromosomico come la trisomia 21. In tal caso, le donne sono supportate da un valido gruppo di psicologi.

Un bimbo, al massimo due, l’anno. In Islanda non nascono più di due Down l’anno. Una percentuale bassa, che diventa veramente marginale se confrontata con quella delle altre nazioni, La National Down Syndrome Society ha riferito che negli Stati Uniti nascono ogni anno circa 6.000 bimbi con la sindrome di Down. Il test prenatale è gettonatissimo, dunque, in Islanda, dove alle donne è permesso di abortire anche dopo le 16 settimane di gestazione. E quando il risultato del test è positivo si abortisce sempre, o quasi. In Islanda, insomma, non c’è molta voglia di dare alla luce bimbi affetti dalla trisomia 21.

Lucia Scaraffia: ‘E un omicidio’

La tendenza esistente in Islanda, riguardo alle nascite zero dei bimbi Down, non va affatto osannata per Lucia Scaraffia, membro del Comitato nazionale di Bioetica. La ragione di questa avversione al trend islandese ha un valore morale: ‘E’ un omicidio. E’ un delitto ammazzare questi bambini che hanno tutto il diritto di vivere. Provi a chiedere a loro se sono felici e senta le loro risposte’.

Parole chiare e forti quelle della Scaraffia.

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