Quando la grandezza dell’organo genitale è un problema: Roberto è disabile

By | 21 dicembre 2017

Roberto Cabrera disabileSi è parlato a lungo di Roberto Cabrera, un messicano che ha battuto un singolare guinness dei primati: è l’uomo con l’organo genitale più lungo al mondo: mezzo metro di lunghezza. Sebbene quella grandezza rappresenti un problema, Roberto si è rifiutato di sottoporsi ad interventi chirurgici per ‘ridimensionare’ il suo organo genitale e, quindi, avere una vita di coppia normale. Il suo sogno è diventare una star del cinema ‘spinto’. Roberto Esquivel Cabrera ha 54 anni e vive a Saltillo, in Messico. Ormai è un uomo famoso in tutto il mondo per via delle dimensioni delle sue parti intime.

Una vita complicata

A confermare le particolari dimensioni dei genitali di Roberto sono stati i medici, che hanno addirittura diffuso le radiografie delle parti intime.

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Non è semplice vivere con un organo genitale del genere. Il 54enne non riesce neanche a camminare bene e la notte deve appoggiare il suo organo su un cuscino.

Due anni fa, Roberto aveva postato un video che lo ritraeva mentre pesava il suo organo genitale. Con quel filmato l’uomo voleva dimostrare al mondo intero che non diceva bugie riguardo alla grandezza delle sue parti intime. Quel video era diventato virale.

Una donna è scappata

Roberto può consumare rapporti ‘intimi’ con le donne? La risposta è negativa.

‘Non riesco mai a penetrare nessuno perché è troppo spesso’, ha detto il messicano superdotato.

Cabrera ha confessato che, un giorno, una donna è scappata dopo aver visto il suo organo genitale.

Riconosciuta la disabilità

Dopo tanti appelli, adesso il Governo messicano ha riconosciuto la disabilità del signor Roberto. Quell’organo, secondo una commissione di medici, è un serio ostacolo ed impedisce lo svolgimento di azioni normali. Roberto non riesce neanche a dormire serenamente.

Il 54enne potrebbe sottoporsi a un intervento chirurgico per rimpicciolire le sue parti intime ma, nonostante i tanti problemi, vuole restare così com’è, nutrendo la speranza di diventare il Rocco Siffredi messicano.

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