La sofferenza non è data dall’handicap ma dalla solitudine

By | 28 gennaio 2017
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«La vita, anche quando è debole, è sempre feconda. Non possiamo archiviarla con un’eutanasia di stato». Con queste parole  Luca Russo, papà di casa famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII, ha portato alla Camera dei deputati la sua testimonianza di condivisione di vita con bimbi portatori di handicap e cerebrolesi, raccontata anche dal suo libro “L’eutanasia di Dio”. Luca Russo l’ha presentato al convegno per la celebrazione della 39ª Giornata per la vita “Donne e uomini per la vita. Nel solco di Santa Teresa di Calcutta” , promosso dal Movimento per la vita italiano.

«Siamo fortemente contrari alla proposta di legge sul testamento biologico, attualmente all’esame della Camera, in cui si affronta un tema complesso e delicato come quello della vita e della morte in modo superficiale. Non vengono posti limiti alla rinuncia dei trattamenti salva vita, e l’inclusione della nutrizione e dell’idratazione artificiale tra i trattamenti sanitari rende di fatto praticabile l’eutanasia. La proposta in dibattito non prevede, inoltre, la possibilità dell’obiezione di coscienza per il medico», commenta Giovanni Paolo Ramonda, responsabile generale della Comunità Papa Giovanni XXIII.

«Queste persone con disabilità gravissima hanno voglia di partecipare, di andare sulle alte vette, di vedere il mare, di incontrare un sorriso. Desiderano avere qualcuno che si giochi la vita con loro.  La sofferenza — conclude Ramonda — non è data dall’handicap  o dalla malattia,  ma dalla solitudine  che si crea a causa di queste condizioni».

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