A Londra arriva l’abbigliamento gender: abolite etichette ‘bimbo’ e ‘bimba’

By | 5 settembre 2017

Londra, Negozio Introduce Abiti Gender: Validi per Bimbi e BimbeScelta audace quella di un negozio di abbigliamento di Londra, John Lewis, il primo a decidere di rimuovere le etichette ‘bimbi’ e ‘bimbe’ e ‘ragazzi’ e ‘ragazze’ di vestiti. Una decisione che, in un certo senso, si conforma alle mutazioni degli usi e dei costumi. Il rivenditore britannico così abbatte gli stereotipi di genere anche nel modo di vestire, specialmente in tenera età. Gli abiti che si trovano in tale negozio, dunque, possono essere acquistati sia dai bimbi che dalle bimbe, sono abiti neutro. La coordinatrice del reparto biancheria per bimbi, Caroline Bettis, ha precisato in un comunicato stampa: ‘Non vogliamo rafforzare gli stereotipi di genere nelle nostre collezioni John Lewis ma intendiamo garantire una maggiore varietà di capi, in modo che i clienti e figli possano scegliere serenamente ciò che vogliono indossare veramente’. Intanto la scelta ha scatenato un vespaio di polemiche sul web.

Una decisione che spacca l’opinione pubblica

Critiche ed elogi. La decisione del rivenditore britannico John Lewis divide l’opinione pubblica. C’è chi parla di passo nella giusta direzione e chi è dubbioso. In tale negozio, infatti, non si vendono vestiti per bimbi e bimbe, ragazzi e ragazze ma vestiti unisex. Sebbene John Lewis sia il primo grande negozio ad introdurre questa importante novità, in Svezia e nel Regno Unito erano già stati messi in commercio abiti gender. Karina Lundell, designer di Polarn O. Pyret, brand svedese di abbigliamento gender, ha spiegato: ‘Fino all’età di 11 anni, bimbi e bimbe hanno forme del corpo simili e stesse esigenze di abbigliamento’. Concordano con la designer svedese molti genitori, secondo cui i piccoli dovrebbero indossare abiti comodi e unisex.

A lodare la scelta di John Lewis è stata anche Lauren Apfel, co-fondatrice e direttore esecutivo di una nota rivista. Felice anche la cliente Esther Beadle, che ha scritto su Twitter: ‘ Hurrah per John Lewis, che ha introdotto la prima gamma di vestiti gender’. Nonostante qualche censura, insomma, sembra che la decisione del rivenditore britannico di vendere abiti neutrali per bimbi e bimbe si sia rivelata azzeccata. Chissà se una cosa del genere accadesse anche in Italia?

Bimbi potrebbero confondersi?

Gli scettici non vedono il motivo per cui per i piccoli debbano essere venduti abiti neutrali, visto che per gli adulti c’è una netta differenza. C’è chi ritiene, inoltre, che la scelta possa confondere i piccoli ed alimentare le preoccupazioni dei genitori per i figli.

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Addio a segni di genere ed etichette in Inghilterra. Chissà se, nel mondo, altri rivenditori seguiranno l’esempio di John Lewis?

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