Malata di tumore raggirata da naturopata: morte dopo sofferenze

By | 15 marzo 2018

cancro-cura-naturopataSi era rivolta a un naturopata per curare il tumore ma dopo qualche mese le sue condizioni di salute erano peggiorate, trovandosi costretta a chiedere un consulto a un oncologo. Era troppo tardi però. Una vicenda triste, intrisa di ambiguità e ingenuità. Ambiguo e perverso è stato il naturopata che non si è tirato indietro davanti alla grave malattia dell’ingenua signora, una 46enne siciliana. Una storia balzata agli onori delle cronache grazie a Massimiliano Beretta, oncologo del Cro di Aviano (Pordenone), che raccomanda alle persone di non fidarsi di chi pretendono di guarire il cancro solo con le erbe.

La lettera della paziente al dottor Beretta

La malata 46enne, nel 2016, aveva inviato una lettera commovente al dottor Beretta. Ecco uno stralcio: ‘Premetto che sono arrivata al Pronto soccorso in condizioni molto critiche perché avevo seguito i consigli di un naturopata che conoscevo da anni, ma che si è rivelato poi un lupo travestito da agnello, definizione sin troppo generosa per questo personaggio che praticava radioestesia, fiori di Bach, metodo Hamer e poi mi ha ridotta in fin di vita, dolorante, con problemi respiratori, debilitata e sottopeso di 10 chili. Sono precipitata da 42 a meno di 30 in qualche settimana’.

Troppo tardi per guarire il tumore

Dopo aver scoperto di essere stata raggirata da quel naturopata, la signora aveva chiesto aiuto alla medicina tradizionale. Era tardi, molto tardi. Non sono riusciti a salvarla né i dottori siciliani né quelli della struttura sanitaria di Aviano. Il dottor Beretta continua ai microfoni dell’Ansa: ‘Mentre lei credeva di sottoporsi a una terapia efficace, la malattia avanzava in modo ancor più aggressivo perché non incontrava l’ostacolo della chemioterapia, e soprattutto si diffondeva in un organismo ormai privo di difese. Le parole di quella donna mi risuonano ancora nella testa e di questo caso parlo spesso durante i convegni, perché non si discute mai abbastanza dei trattamenti non convenzionali che non sono per forza di cose dannosi, ma devono essere valutati sempre da un medico. È indispensabile che queste terapie non interferiscano con le cure. Per fare un esempio, l’aloe può compromettere l’attività terapeutica di ciascuna sostanza, con il risultato di una riduzione o talvolta di un potenziamento del suo effetto che nei casi più gravi può giungere sino all’intossicazione. Il problema sta assumendo dimensioni notevoli: le stime ufficiali parlano di un paziente oncologico su due che nell’arco del proprio percorso terapeutico fa ricorso a terapie non convenzionali. I dati che più ci allarmano sono quelli relativi all’autodiagnosi da motore di ricerca: una recente indagine di Medipragma ha accertato che l’81% degli italiani si rivolge al dottor Google per trovare informazioni online su sintomi, diagnosi, malattie e cure. E solo il 9% si confronta con il proprio medico. In mezzo ci sono queste montagne di informazioni postate spesso da ciarlatani e comunque lontane dalla scienza, in cui i pazienti si imbattono. La disperazione fa il resto e così finiscono tra le braccia di certi guru’.

Chi soffre di malattie gravi, ma anche non gravi, invece di credere ai guru, santoni e ciarlatani vari deve recarsi dal medico. Ne va della sua vita.

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