Malato di tumore muore dissanguato: medici responsabili?

By | 26 marzo 2018

malato-tumore-operato-chirurghi-romaUn 78enne romano, malato di tumore, è morto dissanguato l’anno scorso durante un intervento chirurgico per l’asportazione della vescica. La moglie del paziente e il pm ritengono che ci siano responsabilità dei chirurghi. A portare alla ribalta questa triste e misteriosa storia è stato nelle ultime ore il noto tabloid romano Il Messaggero. L’intervento chirurgico presso la clinica Villa Betania, a Roma, risale a marzo 2017, quindi un anno esatto fa. I medici non dovevano fare altro che asportare la vescica dell’anziano.

Medici avrebbero danneggiato la vena del malato

I pm vogliono fare chiarezza sulla morte sotto i ferri del paziente oncologico di Roma. Secondo l’accusa i chirurghi avrebbero dapprima lesionato una vena dell’anziano e poi avrebbero tentato di rimediare suturando la ferita scorrettamente. Lo sbaglio dell’equipe di chirurghi sarebbe stato alla base della violenta emorragia che ha provocato il decesso del 78enne. Per il pm sarebbero responsabili della morte del paziente oncologico 3 medici e 3 anestesisti della struttura sanitaria di Roma.

La Procura romana ritiene che i 3 chirurghi ‘non avrebbero prestato la cura e l’attenzione dovute nel fronteggiare le emergenze terapeutiche sopravvenute nel corso di un intervento di cistectomia radicale’. Gli anestesisti invece sarebbero responsabili perché non avrebbero svolto ‘un attento monitoraggio dei parametri vitali del paziente, che andava in arresto cardiaco’. Non finisce qui: i pm suppongono che i chirurghi abbiano manomesso la cartella clinica del malato di tumore morto dissanguato. Un altro presunto caso di malasanità in un ospedale romano.

Il decesso di Fabio Reale

Tre anni fa erano stati indagati 7 medici dell’Ospedale Cisanello di Pisa per omicidio colposo in relazione alla morte improvvisa del 45enne di Formia Fabio Reale. L’uomo era stato bersagliato da un cancro al fegato quando si stava sottoponendo a un ciclo di cure innovative. I giudici avevano subito voluto fare chiarezza sulle caratteristiche della terapia innovativa, a quanto pare molto invasiva. Il 45enne di Formia era deceduto per arresto cardiaco proprio durante una seduta.

E’ capitato molte volte di riportare storie di malati oncologici morti e medici accusati. Non è sempre semplice, in tali casi, accertare le eventuali colpe dei chirurghi. Negli ultimi tempi, ad esempio, è stato condannato a 5 anni e mezzo di reclusione Tullio Simoncini, medico che era già stato radiato dall’ordine dei medici. La condanna è arrivata per i reati di esercizio abusivo della professione e omicidio colposo. Il signor Simoncini proponeva ai malati oncologici terapie strambe, prive di qualsiasi fondamento medico e scientifico. Terapie che sono state letali per Luca Olivotto, un 27enne di Catania a cui, nel 2012, era stato diagnosticato un tumore al cervello.

La terapia fasulla anti cancro di Tullio Simoncini

Olivotto era deceduto 4 mesi dopo la terribile diagnosi. Si era fidato di Tullio Simoncini e della sua curiosa terapia a base di iniezioni di bicarbonato. Oltre a Simoncini è stato condannato a due anni di reclusione (pena sospesa) il radiologo Roberto Gandini. Il decesso di Olivotto risale al 18 ottobre del 2012. Il ragazzo si trovava in un nosocomio albanese, dove il medico italiano pretendeva di curare la gente malata con la sua terapia fasulla. Il 27enne siciliano era stato dovuto un improvviso arresto cardiaco conseguente a una ‘gravissima alcalosi metabolica’.

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‘Nessuno potrà restituire Luca ai suoi cari ma è grande la soddisfazione di veder condannati in maniera così dura personaggi che, con le loro condotte, infangano la professionalità di quanti ogni giorno dedicano con competenza e abnegazione la loro vita alla cura dei propri pazienti’, avevano dichiarato Francesco Lauri e Giovanna Zavota, parte civile dei familiari di Olivotto.

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