Malato psichiatrico costretto in prigione, soffre a tal punto da autolesionarsi

By | 25 gennaio 2018

Nonostante la dichiarazione di inidoneità al carcere, la Regione Lombardia lo ‘scarica’ e non cerca una struttura alternativa

 

Milano, malato psichiatrico in carcereMILANO. Cosa può esserci di peggio per un paziente psichiatrico conclamato che trovarsi costretto alla forzata convivenza con estranei, dietro le sbarre di una cella del carcere? Senza avere la capacità di comprendere il motivo della forzata detenzione, senza vedere la possibilità di uscire e di ritrovarsi in un ambiente familiare, la soluzione è quella estrema di lesionarsi per ‘evadere’ a suo modo.

Accade a un uomo di 39 anni, attualmente detenuto alla Casa circondariale di San Vittore, a Milano: ci è finito alcuni mesi fa, a causa delle reiterate liti con un vicino, determinate dal suo conclamato e certificato stato psichiatrico patologico. Dopo la condanna venne ricoverato e si scagliò contro un medico, per cui dagli arresti domiciliati passò diretto in carcere. Dove, è assodato ormai dalle istituzioni, non può stare, per il benessere suo e di chi gli sta intorno. Ma dove andare? Qui inizia un balletto di responsabilità senza soluzioni concrete, dove sia la richiesta della Procura generale che le ingiunzioni della Corte di Appello di Milano vengono disattese e nessuno provvede a trovargli una sistemazione alternativa idonea. E lui continua a soffrire in carcere.

In seguito all’istanza di poter usufruire degli arresti domiciliari, letta la relazione psichiatrica del San Vittore, il Procuratore generale ne ha richiesto il ricovero in una struttura dei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura, mentre come atto d’urgenza la Corte di Appello di Milano ha chiesto intanto di trovargli ospitalità temporanea in un ospedale lombardo e al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria di individuare quanto prima una struttura idonea ad ospitarlo. E’ chiaro a tutti che è un paziente psichiatrico, incompatibile con la vita carceraria.

“Peccato, però, che la Direzione medica dell’Unità operativa di Sanità penitenziaria della Regione Lombardia abbia risposto ‘picche’ ad entrambe le disposizioni” dichiara l’avvocato Francesco Miraglia, che lo assiste “in quanto, a suo dire, il mio assistito risulta ‘ben monitorato ed adeguatamente assistito presso il Servizio Assistenza Intensificata del Centro di osservazione neuropsichiatrica del carcere di San Vittore. Pertanto l’Ufficio detenuti della Regione non ha ritenuto di adottare alcun provvedimento e lui si trova tutt’ora in carcere. Questo nonostante la Direzione psichiatrica della casa circondariale ritenga il suo quadro psicopatologico incompatibile con il regime detentivo e nonostante l’ordinanza della Corte di appello di Milano, che invitava un ospedale lombardo ad accoglierlo ai domiciliari”.

La risposta dell’ospedale è sconcertante: non ha posti a sufficienza. “Ora, ammesso che davvero questa struttura sia priva di posti per ospitarlo’ – prosegue l’avvocato Miraglia – e che, come invece ritengo, non gravino dei forti pregiudizi nei confronti del mio assistito che conoscono ben per precedenti ricoveri, mi domando come sia possibile che nell’intera Lombardia non ci sia un’altra struttura idonea in grado di accoglierlo. Né i familiari e nemmeno il Difensore regionale garante dei detenuti, che si è speso per trovare una soluzione, non sono stati in grado di trovare un posto adeguato in cui possa scontare il residuo di pena che gli manca. E’ lecito quindi chiedersi ancora: ma i politici che si stracciano le vesti e che scioperano per le condizioni delle carceri italiane, dove sono? E quelli che inneggiano al modello perfetto del sistema sanitario lombardo, perché non intervengono?  E quelli che promettono di migliorare il welfare, perché tacciono? Facile riempirsi la bocca di slogan e di promesse elettorali, ma la realtà è che a quarant’anni esatti dall’emanazione della legge ‘Basaglia’, sono proprio i malati psichiatrici a continuare ad essere penalizzati, ad essere abbandonati e non assistiti, dimenticati  e lasciati in carcere invece che nelle strutture a loro dedicate, come le Residenze di Esecuzione delle Misure di Sicurezza, a rischio della loro e dell’altrui vita. Sono gli ‘ultimi’ e nessuno continua ad occuparsi di loro. E’ indegno di uno Stato che si definisce civile”.

14 thoughts on “Malato psichiatrico costretto in prigione, soffre a tal punto da autolesionarsi

  1. A. R.

    Non posso credere che ste cose succedano veramente nella società moderna, bisogna fare qualcosa a riguardo!

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  2. Marco soattin

    Non esiste civiltà dove manca il rispetto per gli altri per i malati per chiunque soffra. Non esiste giustizia se alle parole non seguono fatti concreti. Non esiste umanità nell’indifferenza.

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  3. Debby

    Vergognoso! In Italia non c’è nessuna tutela per i malati psichiatrici e questa è l’ennesima dimostrazione che nessuna istituzione si assume responsabilità nei confronti di persone che andrebbero curate e non trattate come il rifiuto della società ,addirittura detenute per quale reato??? Ah si “vivere” in Italia ed avere la sfortuna di essere un malato psichiatrico .

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  4. Anna

    È una vergogna che ancora nel 2018 una persona malata debba restare in carcere per colpa di uno Stato negligente che non è in grado di aiutare chi come lui ne ha bisogno. Essere malati non è un reato ma soprattutto è un dovere aiutarli!

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  5. L. B.

    Come sempre nelle cose e’molto facile fare riunioni sul tema,ma quando si tratta di intervenire e riso.lvere qualche caso il “Dovere”passa subito ad altri DEVONO….nel frattempo CHI PRENDE LO STIPENDIO PER OCCUPARSI E CURARE QUESTE PERSONE GIOCA A SCARICA BARILE e cosi i danni aumentano,cosi’come le ingiustizie.
    COMPLIMENTI!!!!! Ma si tratta di persone,non di OGGETTI.

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  6. DS

    È assurdo che una mamma non possa decidere per il proprio figlio! Chi può decidere sembra che non faccia nulla o abbia qualche interesse affinché tutto non si risolva…E chissa quali interessi nascosti!!!!. E intanto ci rimette un povero ragazzo e tutta la sua famiglua…speriamo di riuscire a smuovere queste montagne con il nostro piccolo contributo!

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  7. Jack

    L’umanità dov’é ? Aspettate forse ho la risposta……non é mai esistita. Il dovere non esiste più esattamente come i cuori delle persone al potere

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  8. S.l.

    Ma scherziamo??!??!?!
    Un ammalato é in punizione?
    E i suoi diritti dove sono?
    Ovviamente non ne é stato rispettato neanche uno.

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  9. Pasquale

    Che vergogna le istituzioni sono sempre assenti per quanto riguarda i malati psichiatrici.
    Non sono mai state create strutture idonee per accogliere le persone affette da questi disturbi e poi ci troviamo a leggere storie di casi limite come questa riportata nell’articolo. Mi dispiace per questo ragazzo dovrebbe essere a curarsi e non in carcere a subire ingiustizie su ingiustizie privato del diritto alle cure.

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  10. Maria

    Non c.e cura senza cuore un uomo si misura dalla sua bonta vergogna un animale ha piu rispetto

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