Cronaca

Manifesto Pro Vita a Roma suscita sdegno: ‘Peggio dei talebani’

manifesto-pro-vita-roma-polemicheA Roma, nei giorni scorsi, è stato affisso un manifesto grande (7 metri x 11) contro l’interruzione volontaria della gravidanza. La gigantografia apparsa in via Gregorio VII è frutto della decisione dall’associazione Pro Vita. Il cartellone ritrae un feto di 11 settimane con la dicitura: ‘Tu eri così e ora sei qui perché la tua mamma non ha abortito’. Un’immagine forte, che ha diviso l’opinione pubblica e il mondo della politica, vista la delicatezza del tema trattato, ossia l’aborto.

L’ira delle consigliere dem di Roma

Tutti, o quasi, contro il manifesto Pro Vita esposto a Roma. Insorge il popolo del web. Al di là dell’opinione che ognuno ha dell’interruzione volontaria della gravidanza, quel cartellone per molti viola la legge 194, che tra poco festeggerà 40 anni. Le consigliere dem di Roma, Ilaria Piccolo, Michela Di Biase, Valeria Baglio, e Giulia Tempesta, nonché Svetlana Celli della Lista Civica #RomaTornaRoma, hanno detto: ‘Un messaggio forte e doloroso sulla pelle delle donne. Il maxi manifesto contro l’interruzione volontaria della gravidanza offende la scelta delle donne di abortire, una scelta, sempre sofferta e dolorosa, garantita dalla legge 194 che a maggio compirà 40 anni’.

Mozione per la rimozione del cartellone anti aborto

Le consigliere capitoline ritengono che immagini del genere ‘offendono la sensibilità anche di tutte le persone che hanno subito la fine di una gravidanza per i motivi più diversi. Difendere la vita con messaggi così crudi e violenti non appartiene alla storia delle donne, né della città’. Di Biase, Piccolo, Baglio, Tempesta e Celli presenteranno una mozione per la rimozione del manifesto Pro Vita.

La replica di Pro Vita

Le polemiche e le critiche non impensieriscono minimamente l’associazione Pro Vita, che continuerà a combattere ‘con altre, forti iniziative per scuotere la coscienza di tutti’. Incredula e perplessa per quel cartellone anti aborto anche Monica Cirinnà, senatrice del Pd, che ha twittato: ‘Vergognoso che per le strade di Roma si permettano manifesti contro una legge dello Stato e contro il diritto di scelta delle donne’.

Intanto monta la protesta sui social e l’hashtag #rimozionesubito è volato nei trending topics. Sui social sono state postate frasi come ‘Una vergogna’, ‘Siamo tornati al medioevo’ e ‘Peggio dei talebani’. Il caso è stato già stato segnalato alla Polizia locale dal dipartimento Sviluppo Economico del Comune di Roma, che ha anche iniziato a compiere accertamenti sulla vicenda.

Associazione Pro Vita già ammonita in passato

Il dipartimento ha fatto sapere che ‘l’amministrazione ha già interdetto in passato alla stessa associazione l’affissione di simili manifesti, perché in contrasto con le prescrizioni previste al comma 2 dell’art. 12 bis del Regolamento in materia di Pubbliche affissioni di Roma Capitale, che vieta espressamente esposizioni pubblicitarie dal contenuto lesivo del rispetto di diritti e libertà individuali’. Non si conosce ancora l’agenzia pubblicitaria che ha venduto lo spazio per affiggere il manifesto Pro Vita.

Relativamente al manifesto shock affisso in via Gregorio VII, sul sito internet dell’associazione Pro Vita è stato scritto: “L’immagine di un bambino nel grembo materno, per scuotere milioni di coscienze. Da oggi fino al 15 aprile, un maxi manifesto ProVita di 7 metri per 11 ricorda a Roma, all’Italia e a tutto il mondo che l’interruzione volontaria della gravidanza (Ivg) sopprime un essere vivente. Non un grumo di cellule. ‘Tu eri così a 11 settimane. Tutti i tuoi organi erano presenti. Il tuo cuore batteva già dalla terza settimana dopo il concepimento. Già ti succhiavi il pollice. E ora sei qui perché la tua mamma non ha abortito’, è il messaggio della gigantografia che campeggia nella capitale (in via Gregorio VII, 58)”.

Il dilemma del presidente di Pro Vita

Chiudiamo questo post con una domanda che si è posto il presidente della Pro Vita, Toni Brandi: ‘Ma è concepibile che in un’Italia, dove solo il 38% dei malati di tumore può accedere alle cure palliative e dove circa 200.000 anziani o disabili sono rispediti a casa ogni anno dagli ospedali pubblici, per mancanza di fondi per la sanità, lo Stato spenda centinaia di milioni di euro di fondi pubblici per finanziare scelte individuali che causano l’eliminazione di esseri umani, e che non sono condivise da una grande fetta della popolazione?’.

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