Meningite colpisce donna di Pompei: scatta profilassi

By | 23 marzo 2018

meningite-donna-nocera-inferiore-pompeiUna 63enne di Pompei, in provincia di Napoli, è stata ricoverata d’urgenza all’ospedale Umberto I di Nocera Inferiore (Salerno) con i tipici sintomi della meningite. I medici, dopo averla visitata, hanno diagnosticato una sepsi da meningite da meningococco. La donna di Pompei si era recata dapprima all’ospedale di Boscotrecase lamentando dolori in tutte le parti del corpo, febbre alta e sensazione di disorientamento. I medici hanno subito disposto il trasferimento della signora all’ospedale di Nocera Inferiore, dove è stata diagnosticata la meningite. In base alle ultime informazioni, la 63enne non rischia la vita: nelle ultime ore le sue condizioni sono migliorate. Merito dei medici che hanno immediatamente eseguito la terapia.

I sintomi della patologia

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Un altro caso di meningite in Campania. La signora di Pompei, all’improvviso, aveva accusato malori diffusi, febbre alta e scarsa lucidità. Il personale sanitario del nosocomio di Boscotrecase, una volta ravvisato il grave quadro clinico, ha disposto il trasferimento della signora all’ospedale salernitano. Adesso la paziente è ricoverata nel reparto Malattie Infettive. Avviata la profilassi per i familiari e tutti coloro che sono stati a stretto contatto della 63enne, compresi gli operatori sanitari degli ospedali campani. Ciò per scongiurare altri contagi, visto che il ceppo che ha sferzato la donna permette di diffondere la malattia rapidamente.

I vaccini gratuiti

In diverse regioni italiane, negli ultimi anni, si sono registrati molti casi di meningite. Da che dipende? Perché questo boom di casi? Colpa della scarsa immunizzazione? Gli esperti, tra cui il professor Paolo Bonanni, docente di Igiene all’Università di Firenze, consigliano di usufruire dei vaccini gratuiti. Le persone che dovrebbero vaccinarsi sono quelle tra gli 11 e i 20 anni, anche se la patologia può colpire a qualsiasi età. Rammentiamo che la meningite è un’infezione delle membrane che abbracciano il midollo spinale e il cervello, le meningi, e nella maggioranza dei casi è provocata dal batterio Neisseria Meningitidis, meglio conosciuto come meningococco. I più vulnerabili sarebbero i bimbi under 5 anni. I medici, per fronteggiare la patologia, eseguono sempre una terapia antibiotica, che risulta sempre efficace se la malattia viene diagnosticata rapidamente. Non sempre però si riesce ad eseguire una diagnosi precoce.

In rari casi la terapia antibiotica fa cilecca anche se la diagnosi è tempestiva. La patologia meningococcica invasiva è provocata da 5 sierotipi di meningococchi, ossia A, B, C, W135 e Y. In Italia e in Europa quelli più diffusi sono B e C mentre negli Usa colpiscono spesso anche W135 e Y. In Africa e Asia il sierotipo più diffuso è quello A. Molti non si sottopongono alla vaccinazione contro la meningite perché tempo gli effetti collaterali, come gonfiore e rossore, che durano un paio di giorni. In caso di vaccinazione contro il meningococco B è maggiore il rischio di febbre, soprattutto se vengono inoculati altri vaccini. Rari, dopo le vaccinazioni, i casi di shock anafilattico. Silvia Declich, responsabile del reparto di Epidemiologia delle malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, ha spiegato: ‘I vaccini sono farmaci straordinari, il cui uso ha permesso di ridurre la frequenza di gravissime malattie, se non addirittura l’eradicazione, come è avvenuto per il vaiolo. È vero che alcune malattie infettive, come la poliomielite o la difterite, sono molto rare o addirittura sono già state eliminate in Italia ed in Europa, grazie a efficaci programmi nazionali di immunizzazione. Tuttavia, queste ed altre malattie prevenibili da vaccino sono ancora presenti, soprattutto in alcune parti del mondo, e i viaggiatori quindi possono infettarsi e importare tali malattie in Paesi in cui non sono presenti. Quando i livelli di copertura vaccinale scendono, si verificano focolai epidemici. È per questo che, ancora oggi, si verificano epidemie di morbillo, parotite, rosolia, in comunità di bambini non vaccinati perché appartenenti a popolazioni difficili da raggiungere o perché i genitori sono anti-vaccinatori. Non bisogna dimenticare che con le vaccinazioni si ottengono due scopi: da un lato proteggiamo noi stessi da malattie potenzialmente gravi; dall’altro si contribuisce alla cosiddetta immunità di gregge, che si ottiene quando una percentuale molto elevata della popolazione è vaccinata e protegge la restante parte, grazie alla ridotta circolazione di un agente infettivo. Ciò vale per tutte le malattie prevenibili con i vaccini tranne il tetano, che non è trasmesso da persona a persona. Vaccinarsi è quindi in realtà una scelta importantissima per la protezione individuale ma che ha ricadute anche per l’intera collettività. Si deve continuare a vaccinare i nuovi nati anche se le malattie prevenibili da vaccino sono diventate più rare, perché l’accumulo di suscettibili (cioè persone non vaccinate) causerebbe di nuovo un aumento di casi delle stesse malattie divenute oggi rare o poco frequenti. Se certe malattie sono rare o assenti, non è perché il vaccino è stato usato in passato, ma perché il vaccino continua a essere somministrato’.

I casi di meningite in Campania

Dall’inizio dell’anno ad oggi si sono registrati vari casi di meningite in Campania. Nell’arco di un mese la patologia ha ucciso 3 persone. E’ il caso di allarmarsi? ‘Occorre un attento monitoraggio, ma bisogna dire che si tratta di ceppi di meningococco diversi (in 2 casi C, in 1 B, in 2 Y e in 1 W), che l’inverno è la stagione peggiore e che nel 2014 in Campania si erano registrati numeri simili. Dunque non c’è motivo di particolare allarme, ma esiste un problema reale che va attentamente monitorato; purtroppo non ci sono ancora coperture vaccinali adeguate’, ha detto Gianni Rezza, direttore del Dipartimento malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità, aggiungendo che il caso della Campania è differente da quello della Toscana, dove anni fa si registrò ‘un aumento significativo di casi, soprattutto da meningococco C, concentrati in un’area particolare. Solo una massiccia campagna di vaccinazione ha consentito di controllare la situazione. Questo per dire che il fenomeno in Campania non va ignorato, ma la concentrazione nell’arco di pochi giorni sembra dovuta al caso’.

Nelle zone dove si riscontrano molti casi di meningite è meglio, secondo medici e infettivologi, immunizzarsi cautelativamente. Gli over 40 devono sempre vaccinarsi se lavorano in comunità aggregate e chiuse, come carceri, case dello studente e caserme. I batteri del meningococco non si trovano nell’aria: il contagio avviene quando si entra in contatto stretto con il paziente.

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