Monumenti fascisti in Italia: perché non eliminarli? La domanda del New Yorker

By | 8 ottobre 2017

Monumenti fascisti da eliminare: parola di un docente americanoPerché in Italia vi sono ancora monumenti, scritte ed opere architettoniche fasciste? Se lo domanda il New Yorker. Lo scorso 5 ottobre sul sito web del noto magazine è stato pubblicato un articolo da Ruth Ben-Ghiat, docente di storia e studi italiani presso la New York University, in cui si mette in evidenza che, mentre altre nazioni si sono date da fare per eliminare i segni delle dittature, in Italia ancora vi sono molte opere che ‘parlano’ di fascismo. Il docente si riferisce, ad esempio, al Palazzo della Civiltà italiana all’Eur, definendolo una ‘reliquia di un’aberrante aggressione fascista’. Riferendosi al quartiere Eur di Roma, l’intellettuale americano ha scritto: ‘Alla fine degli anni ’30, mentre Benito Mussolini si stava preparando ad ospitare la Fiera del Mondo del 1942, supervisionava la realizzazione di un nuovo quartiere, l’Esposizione Universale Roma, a sud-ovest della città, per mostrare la rinnovata grandezza imperiale d’Italia. Il fulcro del distretto era il Palazzo della Civiltà italiana… Alla fine la Fiera era stata annullata a causa della guerra ma il Palazzo, noto come Piazza del Colosseo, si trova anche a Roma, oggi, e riporta la frase del discorso di Mussolini, nel 1935, con cui annunciava l’invasione dell’Etiopia’.

Attacco al Palazzo della Civiltà italiana all’Eur

Ruth Ben-Ghiat accusa l’Italia per la folta presenza di monumenti fascisti, puntando l’indice specialmente verso il Palazzo della Civilità italiana a Roma. Il docente americano rabbrividisce davanti a quel palazzo che, senza giri di parole, definisce ‘una reliquia dell’aggressività fascista’ che viene spacciata per ‘icona modernista’.  Lo studioso ha anche riportato, nel lungo articolo pubblicato sul New Yorker, la storia del celebre Palazzo dell’Eur, ricordando che nel 2010 era stato restaurato, diventando poi il ‘quartier generale’ della maison Fendi.

Il docente americano non riesce proprio a comprendere la ragione per cui nel Bel Paese ancora vi siano così tanti monumenti fascisti, visto che la nazione, sebbene fascista per molti anni, è stata anche la ‘dimora’ della ‘più grande resistenza antifascista dell’Europa occidentale e del suo più robusto partito comunista del dopoguerra’.

Nazioni come gli Usa e la Francia, secondo lo studioso d’oltreoceano, si sono impegnati a rimuovere i simboli ‘ingombranti’ del passato ma l’Italia non avrebbe fatto nulla per eliminare opere, scritte e monumenti marcatamente fascisti. Gli Usa, ad esempio, hanno eliminato tutti i simboli che rievocavano il passato confederato.

Ben-Ghiat cita Italo Calvino

Ben-Ghiat ha sottolineato che lo scopo di Mussolini fu quello di diffondere l’ideologia fascista anche con opere e monumenti, così come con poster e slogan vari. Il docente, ha riportato anche alcune parole dello scrittore Italo Calvino: ‘Ho trascorso i primi 20 anni della mia vita con il volto di Mussolini sempre in vista’.

Neanche la legge Scelba del 1953, per il docente statunitense, fu in grado di promuovere la rimozione dei simboli fascisti, insomma fu vaga, vietando solo la ricostituzione del partito fascista. Una politica mirata all’annullamento di tutto quello che rievoca il Ventennio, in Italia, non sarebbe mai stata attuata, a differenza di altri Stati, come la Germania. Del resto, secondo Ben-Ghiat, il trionfo di Berlusconi negli anni ’90 non aveva migliorato le cose, anzi aveva, in un certo senso, ‘riabilitato’ il fascismo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *