Morfina al neonato ‘rognoso’: infermiera in manette

By | 3 agosto 2017

Infermiera dà morfina a neonato 'rognoso': arrestataUn’infermiera 43enne di Verona avrebbe somministrato morfina a un neonato venuto alla luce prematuramente e nelle ultime ore è finita in manette. La donna, madre di tre figli, avrebbe commesso il terribile gesto di notte, tra il 19 e il 20 marzo 2017. Un evento che ha lasciato di stucco sia la Asl di Verona che i colleghi dell’infermiera. Il piccolo stava bene ma la 43enne gli aveva dato un po’ di morfina, provocandogli un arresto respiratorio, arresto dovuto all’overdose della sostanza. Un comportamento strano quello dell’infermiera veronese, una donna che aveva lavorato per molti anni presso la Asl del capoluogo veneto. Durante la conferenza stampa, il dirigente della squadra mobile,  Roberto Di Benedetto, ha dichiarato: ‘Quando l’abbiamo arrestata nella sua abitazione non ha reagito, è stata molto fredda’. Il piccolo, dopo l’arresto respiratorio, era stato sottoposto ad accurati esami, da cui erano emersi oppioidi nel sangue. A somministrarglieli era stata proprio la 43enne, poiché lei, anteriormente alla crisi respiratoria, l’aveva tenuto in braccio, definendolo ‘rognoso’.

Infermiera avrebbe agito con dolo

Il neonato colpito da un arresto respiratorio lo scorso marzo, probabilmente non è stato l’unico ad aver ricevuto morfina, visto che l’infermiera aveva confessato alle sue colleghe che era solita somministrare ai piccoli, per ‘metterli tranquilli’, sia benzodeazepina che morfina. Tali sostanze sarebbero state somministrate sia per via orale che nasale. L’infermiera riteneva che non vi fosse nessun problema per la salute dei piccoli, invece, come hanno testimoniato i fatti, sbagliava.

Quel bimbo sarebbe dovuto tornare a casa presto. Era nato prematuramente ma le sue condizioni di salute erano migliorate ed era stato collocato nel box 1, quello riservato ai piccoli in procinto di tornare a casa. Le condizioni del piccolo peggiorarono improvvisamente e l’infermiera ordinò di somministrargli un medicinale che contrastava gli effetti della morfina. Il piccolo tornò a respirare autonomamente. Il capo della Squadra mobile ha dichiarato: ‘Quando l’equipe medica, considerata di elevatissimo livello professionale, ha notato l’aggravamento ed era in  difficoltà a comprenderne la ragioni, in una fase comprensibilmente molto concitata, è improvvisamente apparsa sulla scena l’infermiera. La donna ha chiesto che venisse somministrato al piccolo un farmaco antagonista agli oppiacei’. Siccome la somministrazione della morfina non sarebbe avvenuta per via endovenosa, ma per via nasale od orale, si presume il dolo dell’operatrice sanitaria.

Ora la 43enne dovrà vedersela con la giustizia

Quel neonato poteva morire. Fortunatamente la storia ha avuto un lieto epilogo ma l’infermiera dovrà vedersela con la giustizia: è accusata di cessione di sostanze stupefacenti e lesioni aggravate. Il neonato piangeva quella notte, come tutti i bimbi del resto, e per tranquillizzarlo l’infermiera aveva deciso di dargli un po’ di morfina, mettendo seriamente in pericolo la sua incolumità.

Non hanno impiegato molto le forze dell’ordine a capire che dietro all’inquietante vicenda c’era l’infermiera veronese, la donna che aveva chiamato ‘rognoso’ un bebè. I colleghi della 43enne sono increduli. Non riescono a credere che quella donna così abile, solerte, esperta e amante dei bambini sia stata capace di commettere un gesto del genere. Da una nota dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona si apprende che ‘il neonato è stato immediatamente ed efficacemente assistito dal personale sanitario presente. Nei giorni successivi il piccolo si è mantenuto in condizioni stabili ed è stato dimesso in pieno benessere’.

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