Morta per fumo passivo respirato in ufficio: Regione Sicilia condannata

By | 2 luglio 2017

Morta per il fumo passivo: Regione Sicilia condannataUna donna, funzionaria dell’assessorato ai Beni culturali della Regione Sicilia, aveva respirato per 21 anni il fumo nel suo ufficio e, alla fine, è morta per un cancro a 50 anni. Lucia Lo Conti è stata stroncata dal fumo passivo, dalle sigarette fumate ogni giorno in ufficio dai suoi colleghi. Adesso il Tribunale ha condannato la Regione a risarcire i familiari della dipendente con un milione e mezzo di euro. Un mega risarcimento dovuto alla nonchalance degli impiegati dell’assessorato siciliano e al mancato controllo negli uffici. Quella donna è stata costretta per 21 anni a respirare fumo di sigaretta. Lucia non era una fumatrice ma ogni giorno tornava a casa con i vestiti ‘intrisi’ di fumo, come quelli di un fumatore incallito.

Lucia sapeva che il fumo passivo l’avrebbe uccisa

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Lucia Lo Conti era stanca di inalare tutto quel fumo in ufficio e quando tornava a casa ripeteva spesso, come se avesse un presentimento nefasto: ‘Mi uccideranno’. Lucia aveva ragione: nel 2004 è morta per un tumore ai polmoni. Indagini accurate hanno permesso di constatare che quella neoplasia si era formata a causa del fumo passivo inalato in ufficio. Quando è morta Lucia aveva solo 50 anni. Un duro colpo per i suoi familiari, che ora riceveranno un cospicuo risarcimento dalla Regione Sicilia.  La Lo Conti è stata stroncata dal fumo passivo. I colleghi fumavano sempre in ufficio perché all’epoca non era ancora entrata in vigore una legge antifumo. La donna siciliana aveva spesso protestato e chiesto di essere trasferita in un ufficio senza fumatori. La sua richiesta venne accolta solo nel 2000, ma era tardi: il cancro l’aveva già colpita.

Dolori lancinanti al petto, poi la diagnosi terribile

Nel 2001 Lucia Lo Conti iniziò ad accusare dolori lancinanti al petto e si fece controllare dai medici. Questi, dopo alcuni esami, constatarono che l’impiegata siciliana aveva un adenocarcinoma polmonare, un male terribile. Da quel momento in poi iniziò il calvario di Lucia e dei suoi familiari. La Lo Conti venne sottoposta a numerose sedute di chemioterapia che però si rivelarono vane: morì in casa il 13 novembre 2004, munita del conforto dei suoi cari. La figlia Gabriella ha affermato recentemente che, prima di quella diagnosi, la madre immaginava di avere un tumore. Aveva respirato troppo fumo in quell’ufficio, per tanti anni.

La Regione Siciliana dovrà corrispondere ai parenti di Lucia Lo Conte un milione e mezzo di euro perché, secondo il giudice monocratico Riccardo Trombetta, ‘il datore di lavoro deve adottare tutte le misure idonee a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale del lavoratore’. Secondo il consulente designato dal Tribunale, il fumo passivo ha inciso per il 15/20% sulla formazione del cancro ai polmoni. Lucia se n’è andata presto, lasciando tristi e disperati il marito e sei figli che, tra poco, riceveranno una somma cospicua. Una somma che non servirà a riportare Lucia in questo mondo. Secondo le ultime informazioni, la Regione Sicilia ha preferito non proporre appello, quindi la sentenza è diventata definitiva.

Oggi non è come anni fa. Oggi è vietato fumare in qualsiasi ufficio. Se un impiegato nota un collega che fuma in ufficio deve riferirlo subito al datore di lavoro. Questo adotterà i provvedimenti in base alla legge antifumo. La storia dell’impiegata siciliana è simile a quella di una giornalista che aveva ottenuto un risarcimento di 32.000 euro da un’emittente televisiva per i danni morali e biologici dovuti all’esposizione al fumo passivo respirati nei corridoi. La condanna emessa dalla Suprema Corte risale all’anno scorso. L’emittente televisiva ha pagato a caro prezzo il suo lassismo

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