Cronaca

Morte in culla in centro rifugiati: piccola addormentata dopo poppata

La sindrome del lattante ha colpito ancora nel Torinese? Forse. Fatto sta che Steffy, una bimba di soli due mesi, figlia di nigeriani che hanno richiesto asilo in Italia, è morta nel sonno. Il funesto episodio è avvenuto in Val di Lanzo, in una comunità per rifugiati. Dopo una poppata, la bimba si era addormentata ma, stamattina, la madre si è resa conto che non respirava più. La nigeriana ha subito chiamato il 118. Gli operatori sanitari hanno cercato di rianimarla ma, alla fine, non sono riusciti a sottrarla a un destino infame. La piccola è spirata, forse a causa della sindrome del lattante, che ogni anno uccide molti neonati. e’ stato stimato che in Italia muoiono per colpa della Sids circa 300 neonati l’anno. I genitori della piccola sono addolorati, così come gli altri rifugiati che soggiornano nel centro in provincia di Torino.

La sindrome della morte improvvisa del lattante, conosciuta anche come ‘morte in culla’ è il decesso improvviso, nel sonno, di un bebè apparentemente sano. Sebbene negli ultimi anni siano stati condotti numerosi studi in merito, sono ignote le cause della sindrome del lattante. La ‘morte in culla’ è la terza causa di morte dei bimbi tra un mese e un anno nelle nazioni industrializzate. Nella maggioranza dei casi la Sids colpisce tra il secondo e il quarto mese. I genitori possono, anzi devono, seguire delle indicazioni per ridurre il rischio di ‘morte in culla’. Innanzitutto devono ricordarsi di far dormire i propri piccoli in posizione supina. Il dottor Giancarlo Gargano ha detto a riguardo:

“A tutt’oggi non è nota la causa primitiva della SIDS ma pare attendibile affermare che questo evento per la immaturità dei cosiddetti meccanismi di sopravvivenza durante il sonno, normalmente regolati dalla serotonina, che nei neonati può essere carente. Sebbene non sia certa la causa ultima della SIDS, sono stati riconosciuti diversi fattori di rischio, alcuni non modificabili quali il sesso maschile, la prematurità e la stagione invernale; è necessario pertanto che i genitori si concentrino sui fattori che sono, invece, modificabili. Studi epidemiologici hanno dimostrato che la posizione supina è l’unica postura protettiva durante il sonno”.

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