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Morto per puntura di calabrone: Roberto Frigeni ripuliva il prato

Puntura calabrone killer, morto dopo choc anafillaticoLa primavera e l’estate sono due splendide stagioni che, però, risvegliano insetti pericolosi, come vespe, api e calabroni. Oggi abbiamo parlato di un uomo che ha perso la vita dopo essere stato punto su una guancia da una vespa, mentre viaggiava sul suo scooter. Adesso ci è pervenuta la notizia di un episodio simile. Roberto Frigeni, 51enne di Bracca, paesino in provincia di Bergamo, è morto dopo essere stato punto da un calabrone. L’uomo, martedì scorso, è andato in choc anafilattico dopo la puntura dell’insetto. Secondo le ultime informazioni, Frigeni stava pulendo il prato e, inavvertitamente, ha toccato un nido di calabroni. Uno degli insetti lo aveva punto. Immediato il ricovero in ospedale.

Roberto aiutava un amico a ripulire il prato

Dopo diverse ore in coma farmacologico al nosocomio di Bergamo, Roberto Frigeni ha dovuto salutare questo mondo. Gli è costato caro aiutare un suo amico a ripulire il prato. Fatale per il cacciatore è stato urtare con il tagliaerba il nido di calabroni. Dopo essere stato punto dal grosso insetto, il 51enne ha accusato i tipici sintomi dello choc anafilattico. L’amico, allora, ha subito chiamato gli operatori sanitari. Il tempestivo intervento del personale del 118 e il ricovero in ospedale, però, sono stati vani. Frigeni è spirato nelle ultime ore, lasciando così un grande vuoto nella vita dei suoi cari.

Dopo due giorni di sofferenze, Roberto Frigeni ha lasciato questo mondo. Martedì scorso stava aiutando il suo amico a mettere in ordine una capanna per la caccia quando, improvvisamente, era stato punto dall’imenottero. L’uomo avrebbe accusato i tipici sintomi dello choc anafilattico dopo aver aperto la porta del capanno.

L’amico e gli operatori sanitari, martedì scorso, avevano cercato di rianimare il cacciatore residente in provincia di Bergamo ma ogni azione si era rivelata vana. Oggi la morte di Frigeni. Lo choc anafilattico non ha lasciato scampo al cacciatore bergamasco. Eppure inizialmente si pensava a un epilogo fausto.

Roberto Frigeni viveva a Bracca da tanti anni

Roberto Frigeni era dipendente di una tipografia, a Valtesse, e viveva a Bracca da molti anni. La sua vita era normale, come quella della maggioranza degli italiani. Operazioni apparentemente innocue, ovvero la pulizia del terreno e il riordino di un capanno, gli sono costate la vita. Roberto era un uomo eclettico. Quando era libero dagli impegni lavorativi si dedicava alla caccia e, soprattutto, alla musica: faceva parte degli Shadow, con cui si era esibito lo scorso 29 luglio a Bracca. Il 51enne lascia la moglie Silena Wanderley e la figlia Elisabetta, 20 anni. Si continua a morire per le punture degli insetti in Italia.

 

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