Cronaca

Mussolini e Petacci: 300 persone alla messa commemorativa

Benito Mussolini e Claretta Petacci: messa a GiulinoBenito Mussolini e l’amante Claretta Petacci vennero uccisi dai partigiani il 28 aprile 1945 a Giulino di Mezzegra, in provincia di Como. Fin qui nulla di particolare. Gli italiani, anche quelli che hanno una minima conoscenza della storia, conoscono bene tale fatto. Pochi sanno invece che ogni anno, il 28 aprile, viene celebrata una messa per commemorare il Duce e la Petacci. Dove si celebra l’omelia? Ovviamente a Giulino di Mezzegra.

Messa celebrata da don Luigi Barindelli

Ogni anno, nella cittadina dove vennero trucidati Benito Mussolini e Claretta Petacci, molte persone rimangono di stucco ed altre, quelle nostalgiche, sono ben liete di commemorare il capo del fascismo e la sua amante. Anche lo scorso 28 aprile, a Giulino di Mezzegra, è stata celebrata la messa commemorativa e, come ogni anno, c’è stato un forte dispiegamento delle forze dell’ordine.

La funzione liturgica per commemorare il Duce e la Petacci è stata celebrata a Sant’Abbondio da don Luigi Barindelli che ha esortato i cittadini alla ‘liberazione dall’odio’, e ad accantonare le ideologie, specialmente quando si entra in chiesa. I promotori dell’omelia sono stati alcuni militanti di CasaPound, movimento di estrema destra, che hanno sfilato da piazza XXVIII Aprile a Giulino. Il corteo è terminato con la deposizione della corona di fiori commemorativa.

L’Anpi contraria all’omelia per commemorare il Duce

Quest’anno non vi sono state contestazioni a Giulino, la messa è stata celebrata tranquillamente. Le forze dell’ordine non sono state costrette a redimere attacchi di militanti o simpatizzanti di organizzazioni o movimenti di sinistra.

Dopo tanti anni da quella pagina buia della storia italiana, si continua a commemorare Benito Mussolini e Claretta Petacci. La messa commemorativa di Giulino non è apprezzata da molte persone, specialmente da tutti coloro che detestano le dittature e i sentimenti di odio, razzismo e intolleranza. L’anno scorso i partigiani dell’Anpi avevano espresso la loro contrarietà all’evento, rivolgendosi anche al prefetto di Como.

Il segretario dell’Anpi di Dongo, Danilo Lilia, aveva detto durante un’intervista: ‘L’Anpi non è d’accordo con questo tipo di manifestazioni. Abbiamo spiegato le nostre posizioni anche alle autorità competenti e siamo contenti che ci abbiano ascoltato e che ci sia stato un momento di confronto’.

L’associazione dei partigiani aveva reclamato maggiore controllo e vigilanza: ‘Non sono tollerabili le esternazioni fasciste e i comportamenti evocativi e inneggianti al fascismo’.

Gli ultimi momenti di vita di Mussolini e la Petacci

Alberto Botta, colui che l’anno scorso aveva promosso il corteo e la messa commemorativa, aveva così replicato all’Anpi: ‘Nessuna polemica, non ci riguardano. Siamo disciplinati. Sono nato negli anni ruggenti, la disciplina è la base. È un momento di ricordo per un grande come è stato Mussolini, malgrado la fine che i signori della resistenza che oggi ci comandano gli hanno fatto fare’.

Il 28 aprile di 73 anni fa Benito Mussolini e Claretta Petacci vennero fucilati a Giulino di Mezzegra dal partigiano comunista Walter Audisio, conosciuto anche come il ‘colonnello Valerio’. Il giorno precedente, il Duce venne arrestato a Dongo, dove venne decisa l’immediata uccisione. Mussolini venne condotto in auto a Giulino, insieme alla Petacci. L’auto posteggiò davanti a una villa elegante. Il partigiano disse al Duce e all’amante di scendere ed avvicinarsi al muro della splendida residenza. La coppia venne trivellata da innumerevoli colpi.

Ecco uno stralcio del racconto del colonnello Valerio: ‘Sull’auto lo feci sedere a destra, la Petacci si mise a sinistra. Io presi posto sul parafango in faccia a lui. Non volevo perderlo di vista un solo istante. La macchina iniziò la discesa lentamente. Io solo conoscevo il luogo prescelto e non appena arrivammo presso il cancello ordinai l’alt. Dissi di aver udito dei rumori sospetti e mi mossi a guardare lungo la strada per accertarmi che nessuno venisse verso di noi. Quando mi volsi la faccia di Mussolini era cambiata: portava i segni della paura. (…) Feci scendere Mussolini dalla macchina e gli dissi di portarsi tra il muro ed il pilastro del cancello. Obbedì docile come un canetto. Non credeva ancora di morire: non si rendeva conto della realtà. Gli uomini come lui temono sempre la realtà, preferiscono ignorarla (…)’.

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